Roma, 8 nov – La libreria antifascista “La Pecora Elettrica” è stata incendiata, per la seconda volta, da ignoti. I soliti strilloni di sinistra hanno tirato fuori inizialmente la “matrice politica” del gesto, un attacco “fascista” ça va sans dire. Un’accusa rientrata quasi subito visto che gli inquirenti stanno seguendo la pista dei pusher. La libreria si trova infatti in via delle Palme, nel quartiere Centocelle di Roma, una zona in cui è particolarmente diffuso lo spaccio di droga gestito dalla criminalità. Il rogo sarebbe dunque una ritorsione nei confronti di chi tiene aperto fino a tarda sera, disturbando così le attività illecite che richiedono buio e silenzio. Prova ne è l’incendio, anch’esso doloso, che lo scorso 9 ottobre danneggiò gravemente il ristorante Cento55 Pinsa Romana.

“In questo territorio, oltre le due attività commerciali incendiate c’è un’altra attività che fa affari, quelli dello spaccio. Lo sanno tutti qui”, hanno dichiarato alcuni residenti di Centocelle a Roma Today. Stesse affermazioni di altri cittadini della zona, che da tempo denunciano una situazione di degrado sempre più intollerabile. Nessun odio politico quindi, nessun attacco alle idee, nessun tentativo vigliacco di bruciare libri non graditi. Non c’è traccia insomma di tutto quel concentrato di stupida ignoranza e ottusità ideologica che si tramuta sovente in atti terroristici.

Le “altre” librerie

Nulla a che vedere con la bomba anarchica che nella notte di Capodanno del 2017 colpì la libreria Il Bargello a Firenze, rea di essere legata a CasaPound. In quel caso fu, tra l’altro, gravemente ferito un artificiere della polizia. Nulla a che vedere neppure con il rogo, sempre di matrice antifascista, che ad aprile 2015 distrusse la libreria Spazio Ritter a Milano. L’elenco degli attentati a librerie, sedi politiche e spazi sociali non di sinistra è piuttosto lungo, ma è quasi superfluo citarlo visto che nessun ministro come Dario Franceschini si è mai recato in prima persona a esprimere solidarietà in uno di questi luoghi.

A differenza di quanto successo con la libreria “La Pecora Elettrica”, che ha visto una pronta mobilitazione da parte di istituzioni, media, scrittori e intellettuali. Franceschini, Zingaretti, il sindaco Virginia Raggi, consiglieri comunali e parlamentari vari, passando per un premio Strega come Helena Janeczek, per arrivare ai vari Saviano, Murgia, La Gioia. “Hanno dato fuoco a questo luogo per due volte in pochi mesi. Dov’erano le istituzioni? Dove sono ora?”, si è chiesto il gestore della libreria. Ecco, le istituzioni hanno risposto, eccome se hanno risposto.

Solidarietà a senso unico?

A differenza di quanto successo negli altri casi sopra menzionati, quelli di librerie incendiate non perché disturbavano gli spacciatori di droga locali, ma perché diffondevano libri indigesti al pensiero unico dominante. Non importava, in quei casi, la collocazione della libreria, per gli attentatori contava unicamente l’esistenza stessa della libreria, ovunque si fosse trovata. Incendiare una libreria è sempre un gesto ignobile e da condannare, ma è piuttosto emblematica questa disparità di reazione. Dovrebbe far riflettere, e non poco, l’intellighenzia italiana. Fosse realmente costellata da uomini liberi e coraggiosi, anziché da bardi dell’abbraccio a senso unico.

Eugenio Palazzini

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