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tiburtinaRoma, 12 giu – Se la stazione Termini versa nel degrado, anche l’altro grande scalo capitolini, Tiburtina, è ormai un suk a cielo aperto. Cronache di una Roma lanciata sul piano inclinato del caos. Come un po’ ovunque nella capitale, là dove non arrivano le istituzioni, i cittadini si organizzano in autonomia. È il caso del neonato Comitato degli esercenti del Centro Commerciale di Piazza delle Crociate, relativo proprio a quel centro profughi improvvisato che ormai è diventata la stazione Tiburtina. Abbiamo intervistato il portavoce, Fabrizio Montanini.

Come si è costituito il Comitato spontaneo piazza delle Crociate?

Nel mese di maggio scorso sono stato contattato da alcuni commercianti del Centro Commerciale di Piazza delle Crociate in qualità di portavoce già del Comitato Beltramelli-Meda, poco distante dalla piazza. Loro erano stufi della situazione di degrado a cui quotidianamente devono assistere i residenti e commercianti della zona a causa dell’ondata massiccia di immigrati iniziata la notte del 19 maggio e che vanno ad aggiungersi a quelli che vivono da circa 10 anni nel centro di accoglienza autogestito “Baobab” in via Cupa. Qui, fino ad oggi, risiedevano 200 immigrati per lo più eritrei ed etiopi. Ora sono saliti a più del doppio, circa 500, numero assai superiore rispetto a quanti effettivamente ne possa ospitare il centro. Molti di questi, pertanto, si sono dovuti “arrangiare” sostando su strada nei pressi della stazione Tiburtina a Largo delle Crociate. Inizialmente abbiamo promosso una raccolta firme con l’obiettivo del consenso popolare circa il problema di inciviltà, di cui si sono resi protagonisti gli immigrati del centro, accampati per terra e visti ad espletare i loro bisogni in pubblico. Abbiamo, quindi, deciso di costituire questo Comitato, che prende il nome dalla via principale di bivacco degli immigrati, per supportare i cittadini in questa battaglia contro il degrado del quartiere e per la riappropriazione del nostro territorio.

Quali azioni il Comitato prevede di mettere in atto per risolvere il problema?

Sicuramente faremo mobilitazioni di quartiere, petizioni popolari e tutto ciò che è necessario per attirare l’attenzione mediatica e delle istituzioni sul disagio cui sono costretti i cittadini, in particolare i commercianti che hanno subito un danno dell’immagine, e quindi perdite economiche, dovuto alla presenza di immigrati che si trattengono tutto il giorno di fronte alle attività commerciali.

È di poche ore fa la notizia che alcuni immigrati sarebbero stati prelevati dalla polizia. Cosa ne pensi?

Crediamo che l’azione di “sgombero” di alcuni immigrati che sostavano su strada, operata dalle forze dell’ordine poche ore fa, sia un palliativo e non una risoluzione definitiva del problema. Molti sono fuggiti nel quartiere e gli altri prelevati con tutta probabilità verranno trasferiti in altri centri, magari limitrofi al “Baobab” e possibilmente sovraffollati. La zona Tiburtina, periferia est di Roma, è diventata un contenitore di immigrati, rifugiati e campi rom, in alcuni quartieri non sembra neanche di vivere in Italia. Questo, purtroppo, è il risultato di una classe politica mediocre e incapace di salvaguardare in primis l’interesse dei cittadini italiani. Da un lato, infatti, abbiamo la concentrazione di immigrati solo in alcune aree di Roma, prevalentemente periferiche. Dall’altro, vengono riconosciuti sempre maggiori diritti agli immigrati, come alloggi popolari e agevolazioni sanitarie e di tipo legale, mentre gli italiani sono abbandonati a se stessi dalle istituzioni. Il nostro Comitato intende difendere prima di tutto il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani.

Silvia Tamborra

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