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Roma, 15 mag — Alla fine, ieri sera Rula Jebreal ha tenuto fede alle proprie parole e non si è presentata alla puntata di Propaganda Live su La7. La giornalista, invitata alla trasmissione per parlare del conflitto tra Israele e Palestina, aveva sdegnosamente declinato l’offerta dopo aver appreso di essere l’unica donna in scaletta. 

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Rula Jebreal: “Sono l’unica donna, sto a casa”

«Stasera torna Propaganda Live — recitava infatti il tweet dell’account della trasmissione —. Saranno con noi Rula Jebreal, Michele Serra, Elio, Caparezza, Colapesce e Dimartino, Valerio Aprea, Fabio Celenza, Claudio Morici, Memo Remigi e il maestro Enrico Melozzi per ricordare Ezio Bosso. Ci vediamo alle 21,15 su La7». La pasionaria Jebreal, piccata dal fatto di essere l’unica rappresentante donna del parterre, ha ritirato la propria disponibilità denunciando la poca inclusività della formazione ospiti. Con una mossa che ricorda molto quella del marito che si recide l’organo genitale per fare dispetto alla moglie ha quindi twittato: «7 ospiti… solo una donna. Come mai?? Con rammarico devo declinare l’invito, come scelta professionale non partecipo a nessun evento che non implementa la parità e l’inclusione».

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Così Rula Jebreal, per denunciare il grave sessismo di Propaganda Live — una trasmissione di cui si può dire tutto tranne che sia «patriarcale» o «oppressiva» nei confronti delle donne — è rimasta a casa. In questo modo, le voci femminili nel corso della puntata di ieri sera sono passate da una a zero. Un bel risultato, non c’è che dire, un bel servizio reso alla causa della parità.

Bianchi: Scegliamo in base al merito, non al sesso

Per lo meno il conduttore Diego Bianchi ha evitato di «chiedere scusa» alla Jebreal, come si usa fare oggigiorno per smarcarsi dal ricatto politicamente corretto e dalle accuse di sessismo. «Siamo diventati noi la notizia e questo ci sorprende. Avevamo deciso di raccontare quelli che sta succedendo tra Israele e Palestina con un’ospite, la giornalista Rula Jebreal», attacca. «Il venerdì mattina utilizziamo i social per comunicare quali sono gli ospiti della puntata. Noi inseriamo un po’ tutti quanti», ha spiegato all’inizio della puntata

Bianchi ha poi proseguito specificando di aver inserito la giornalista «insieme ad un elenco e a parti del cast che si compone con dinamiche casuali. Morale della favola, Rula Jebreal ha visto questo post stamattina e si è trovata unica donna tra 7 uomini. Per coerenza ha scelto di non venire. Rula Jebreal non conosce la nostra trasmissione altrimenti saprebbe che questo programma, tra tante difficoltà e tanti errori, ha vinto il Diversity Award».

“Stasera saremo tutti uomini”

Continua Bianchi: «Chiamiamo una persona in trasmissione perché è competente, non per il sesso. Chiudo dicendo che l’episodio è spiacevole perché avevamo chiamato Rula Jebreal non in quanto donna. Ci sembrava la persona migliore, per storia e competenze, per intervenire. Mi dispiace, qui saremo tutti uomini e non ci sarà nessuno a parlare di Palestina con quell’approccio che avremmo voluto condividere».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. mah…
    questa è riuscita a fare un QUINTUPLO autogoal
    in contemporanea:
    – protesta per le poche donne in trasmissione
    riducendole ulteriormente,
    – fa capire chiaramente che per lei è più importante parlare di una supposta discriminazione che
    non del sangue della sua gente,
    – dà prova di una stupidità abissale con i due comportamenti precedenti,
    (che di fatto la screditano come giornalista e scrittrice)
    – con la sua presunzione tutta femminista,riesce nel non facile compito di disprezzare la sua partia di origine (che è la palestina) quella di cittadinanza (che è israele)
    nonchè il paese che la ospita (che è il nostro)
    – e dulcis in fundo,dimostra un opportunismo e un cinismo stomachevole,
    in tutta questa vicenda ma non solo.

    e questa sarebbe una giornalista?

    ha fatto bene feltri a lasciare l’ordine dei giornalisti….
    se fanno entrare gente così.

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