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Roma, 15 mag – Matteo Salvini ha incassato un’importante vittoria a Catania. Il giudice delle indagini preliminari Nunzio Sarpietro ha deciso per il non luogo a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno accusato di sequestro di persona e abuso d’ufficio per aver tenuto, nel 2019, i migranti salvati dalla nave Gregoretti a bordo della medesima nave. A Palermo, circa tre settimane fa, il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Iannelli aveva deciso invece il contrario. Rinviando a giudizio il leader della Lega per le medesime accuse ma con un’altra nave coinvolta.

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Sancita la libertà politica di un ministro

Emerge dalla decisione del gip di Catania la collegialità della decisione per quale quegli immigrati non vennero fatti sbarcare. Non fu solo Salvini a decidere unilateralmente il da farsi, ma furono vari ministri e l’allora premier Conte a condividere quella precisa decisione. Sarebbe quindi un abominio giuridico ritenere il solo Salvini responsabile per la politica migratoria di quel periodo. La quale, ricordiamo, garantì meno sbarchi e meno morti nel Mediterraneo. Inoltre, si stabilisce nuovamente la libertà di un ministro politico di portare avanti la sua politica su una determinata tematica. Senza temere l’ingerenza della magistratura che potrebbe processarlo per le decisioni prese. In caso contrario, proprio come è avvenuto a Palermo, si concretizzerebbe una pesante limitazione all’autonomia del potere esecutivo di concretizzare gli impegni presi col proprio elettorato.

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Valgono a niente le reprimende da beghine della sinistra, per la quale l’impegno della Lega a bloccare l’immigrazione clandestina sia una politica razzista e violenta. Se così fosse, la Lega non dovrebbe partecipare alle tornate elettorali per evidenti incompatibilità con le norme italiane. Casualmente, invece, la Lega si fa votare ed è tutt’oggi il primo partito in Italia. Segno che il suo programma può essere contestato ma di certo non censurato.

Cosa lega il processo a Salvini al Ddl Zan?

L’aspetto più inquietante della vicenda riguarda però la diversa conclusione cui sono giunti due giudici che hanno esaminato, di fatto, la medesima fattispecie. Si tratta della cosiddetta interpretazione delle norme e dell’applicazione di queste ultime ai casi concreti. Sebbene la Corte di Cassazione assolva ad una funzione di nomofilachia, ovvero di garantire una omogenea applicazione del diritto, assistiamo a casi come questo che lasciano quantomeno perplessi. I giudici, da questo punto di vista, godono di un’ampia discrezionalità. Inoltre, stando alle rivelazioni di Palamara, coinvolgono nelle loro decisioni i furori politici che li caratterizzano in quel dato momento storico. Una norma può di fatto essere interpretata in modo differente da diversi tribunali. Quindi applicata in un modo o in un altro. L’obbligatorietà dell’azione penale, una delle cause dell’intasamento dei tribunali, comporta un significativo aumento delle indagini e dei processi. Con un conseguente aumento del rischio di applicazione difforme delle norme.

Rimanendo sul tema di attualità, questa è la prova provante che chi garantisce che il Ddl Zan non minerebbe in alcun modo la libertà d’espressione mente spudoratamente. Quella norma particolare tanto invocata dalla sinistra verrà applicata in modi a per casi che ad oggi nessuno può assolutamente prevedere. Né Zan, né Scalfarotto, né nessun altro può garantire oggi che un domani un tribunale censurerà un’opinione contraria all’utero in affitto, tanto per fare un esempio conosciuto. Oltretutto, stabilendo il Ddl Zan che è orientamento sessuale anche l’orientamento percepito anche al netto di interventi di transizione sessuale, è presumibile che in futuro verremo accusati di discriminazione e processati per aver dichiarato che un uomo che si percepisce donna non può partecipare a sport femminili. Va bene che la sinistra ha un certo feeling con la magistratura. Ma non può venirci a raccontare d’essere in grado di prevederne le future sentenze.

Lorenzo Zuppini

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1 commento

  1. “…………..il Ddl Zan non minerebbe in alcun modo la libertà d’espressione mente spudoratamente. Quella norma particolare tanto invocata dalla sinistra verrà applicata in modi a per casi che ad oggi nessuno può assolutamente prevedere. Né Zan, né Scalfarotto, né nessun altro può garantire oggi che un domani un tribunale censurerà un’opinione contraria all’utero in affitto, tanto per fare un esempio conosciuto”

    INFATTI I GIUDICI GIA’ FANNO LE LEGGI………
    https://lanuovabq.it/it/adozioni-gay-ancora-giudici-che-fanno-le-leggi

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