scontri_cremonaCremona, 10 apr – Sedici arresti, quattro in carcere e 12 ai domiciliari: è questo il risultato delle indagini sugli scontri di Cremona del 18 gennaio scorso. Nove degli arrestati appartengono a CasaPound Italia, sette al centro sociale Dordoni. L’accusa è per tutti di rissa aggravata mentre due degli arrestati dovranno rispondere del tentato omicidio del militante del centro sociale Emilio Visigalli. Tra gli arrestati anche lo stesso Visigalli, posto ai domiciliari con l’accusa di rissa aggravata.

Dalle indagini risulta che al Dordoni si meditasse una rappresaglia in grande stile. L’idea della risposta “militare”, a quanto si è saputo, è emersa da alcune intercettazioni ambientali nella camera d’ospedale in cui era ricoverato Visigalli che, ripresosi dal coma, ha cominciato a parlarne con altri militanti del centro sociale cremonese.

A casa di uno dei militanti del Dordoni sono stati ritrovati bastoni, mazze e armi da arti marziali.

Nel video registrato da una telecamera comunale e mostrato dagli inquirenti ai giornalisti non si vede lo scontro ma gli esponenti di CasaPound nei minuti precedenti davanti al bar Matisse. I militanti di Cpi non hanno caschi né mazze e non danno alcun segno di stare per perpetrare un agguato. Sono i militanti del Dordoni, al contrario, che li aspetteranno nel parcheggio. Ecco il video della Questura:

Il procuratore Roberto di Martino ha chiarito ulteriormente la dinamica dei fatti: “Oggi non possiamo dire che c’è stato un agguato di Casa Pound. Il nostro compito è ricostruire i fatti, senza sottofondo politico, non ci sono quindi provvedimenti presi in modo speculare nei confronti di entrambe le parti, l’ordinanza è solo frutto degli accertamenti. Da Casa Pound c’è stata una completa accettazione della rissa, anche loro devono risponderne. Non si può parlare di legittima difesa. All’inizio esponenti di Casa Pound hanno cercato di invitare gli avversari a scontrarsi a mani nude”. In poche parole, l’unica colpa dei ragazzi di Cpi è stata quella di essersi difesi anziché accettare passivamente l’aggressione.

Il dirigente della Squadra mobile Nicola Lelario ha aggiunto: “L’atteggiamento degli esponenti di Casa Pound precedente agli scontri è oggettivamente quello di chi non sta per mettere in atto violenza”.

“A Cremona fummo oggetto di un’imboscata e difendersi fu l’unica scelta possibile di fronte all’assalto inaspettato e completamente immotivato di una decina di militanti del Csa Dordoni armati di tutto punto”, ha commentato il leader di CasaPound Italia, Gianluca Iannone. Secondo il presidente di Cpi, “lo stesso Visigalli e alcuni altri antagonisti sono stati arrestati oggi a dimostrazione non solo che la nostra ricostruzione dei fatti corrisponde a verità, ma anche della incapacità oramai palese dell’antifascismo militante di ragionare in termini diversi da quelli della violenza e della guerra tra bande, concetti quanto mai distanti dalla nostra visione della politica”.

Su quanto è successo quel 18 gennaio le versioni sono state dall’inizio discordanti. I militanti del Dordoni denunciarono un vero e proprio assalto premeditato in 50 contro 8 mentre loro erano intenti a pulire il Centro sociale, situato nelle vicinanze dello stadio cittadino in cui quel giorno si giocava una partita. Una ricostruzione, questa, definitivamente smentita dagli inquirenti, come abbiamo visto.

Secondo la versione di CasaPound, invece, i ragazzi di Cpi sarebbero tranquillamente usciti dallo stadio e al momento di andare a prendere le macchine al parcheggio – che è di fronte al Centro sociale – si sarebbero trovati di fronte una decina di loro, con caschi e manici di piccone. Ne è nata comunque una colluttazione in cui ha avuto la peggio un militante del Centro sociale. Alla luce dei fatti emersi oggi, possiamo dire che questa non è più la versione di una delle due parti ma una verità acclarata.

Quanto al ferito, giova ricordare che si tratta di un ex appartenente alla destra radicale, e quindi non è affatto il bonario signore democratico come ci vogliono far credere. C’è anche un ferito di CasaPound, che riporta 20 giorni di prognosi per ferite alla testa.

Il giorno dopo, peraltro, un tesserato di Cpi che fa il postino venne riconosciuto sul lavoro da una ronda del centro sociale e si dovette asserragliare in un condominio per sfuggire al linciaggio. Inoltre i militanti più giovani del centro sociale passarono anche per le classi delle scuole a distribuire materiale antifascista e chiedendo se ci fossero fascisti in classe.

Qualche giorno dopo, inoltre, Cremona fu attraversata da una manifestazione antifascista di solidarietà al Dordoni che mise a ferro e fuoco la città. Per quei fatti, nei giorni scorsi, sono stati arrestati due militanti antifascisti.

Gli scontri del 18 gennaio si inquadrano nel clima di tensione vissuto dalla città lombarda a partire dal 4 maggio 2013, quando CasaPound apre una sezione a Cremona. Il centro sociale Dordoni scende subito sul piede di guerra. Nei video della manifestazione del centro sociale nel giorno dell’apertura si vedono spranghe e caschi, nonché un signore di una certa età aizzare i ragazzini al megafono, lanciando i cori “Le sedi dei fascisti si chiudono col fuoco, ma coi fascisti dentro, sennò è troppo poco”. E anche (minuto 2.17) “facciamogli sentire il legno sulla testa”. A quella manifestazione parteciperà anche Emilio Visigalli.

Roberto Derta

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