Roma, 8 ago — «La Sea Watch 3 è territorio tedesco come i ponti della Ocean Viking sono pezzi di territorio norvegese»; ne consegue che «la Germania è responsabile per i migranti illegali sulla Sea Watch 3, così come è la Norvegia per quelli a bordo della Ocean Viking».  Così parla l’ammiraglio (ris) Nicola de Felice, sottolineando la necessità di denunciare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) «il Governo tedesco e quello norvegese per le continue illecite attività delle navi Sea Watch 3 e Ong Ocean Viking, rappresentando con determinazione le violazioni delle disposizioni della Convenzione di Vienna da parte della Germania e della Norvegia che non si attengono al Trattato Ue di Dublino». In sunto: le navi Ong battenti bandiera degli Stati Ue extra-Italia che recuperano clandestini al largo delle coste della Libia, se ne devono poi fare carico consegnandoli ai rispettivi Paesi Ue di bandiera.

Ammiraglio De Felice, qual è la situazione attuale degli sbarchi delle navi Ong?

«La nave Sea Watch 3 dell’omologa Ong della discussa Carola Rackete ha ottenuto l’autorizzazione dall’Italia per sbarcare a Trapani i 257 clandestini che hanno pagato i mercanti di esseri umani per essere trasportati sotto bordo alla nave tedesca. Altri 549 illegali stanno arrivando con la nave norvegese Ocean Viking».

Clandestini che, come da prassi, dovrà gestirsi l’Italia… Ma dove sta scritto che dobbiamo farcene carico noi?

«Lo Stato di Bandiera della Sea Watch 3 è la Germania che, avendo concesso la propria bandiera, ha attribuito la propria nazionalità e l’ordinamento giuridico a quella nave. La nazionalità comporta la soggezione della nave e dell’equipaggio alla sovranità della Germania. In pratica, la Sea Watch 3 è territorio tedesco come i ponti della Ocean Viking sono pezzi di territorio norvegese. Ora, sappiamo che il Regolamento di Dublino dell’Unione Europea stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo. In particolare, l’articolo 13 stabilisce che il migrante che ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato mem­bro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale. Ne consegue che è la Germania responsabile per i migranti illegali sulla Sea Watch 3 così come è la Norvegia per quelli a bordo della Ocean Viking».

Come risolvere questa controversia?

«La Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati del 1969, riconoscendo l’importanza dei trattati come fonte del diritto internazionale e come mezzo per sviluppare la cooperazione pacifica delle nazioni, constatando che la regola pacta sunt servanda è universalmente riconosciuta, permette di risolvere le controversie riguardanti i trattati attraverso mezzi pacifici e in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale. È dunque giunto il momento da parte del Governo italiano di chiamarlo in causa denunciando alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) il Governo tedesco e quello norvegese per le continue illecite attività delle navi Sea Watch 3 e Ong Ocean Viking, rappresentando con determinazione le violazioni delle disposizioni della Convenzione di Vienna da parte della Germania e della Norvegia che non si attengono al Trattato Ue di Dublino».

Quali altri provvedimenti sarebbe utile intraprendere?

«Questa azione deve essere immediatamente intrapresa parallelamente con il richiamo dei nostri ambasciatori da Berlino e da Oslo, convocando anche gli ambasciatori tedesco e norvegese in Italia, imponendo il rispetto del regolamento di Dublino ovvero chiedendo di ammainare la bandiera da quelle navi. Cosa non formale, ma sostanziale poiché senza bandiera quelle navi non possono navigare pena il sequestro delle stesse e l’arresto del loro equipaggio da parte della Marina militare di qualsiasi altra nazione. Il Governo italiano ha tutte le carte in regola, basate su diritto internazionale, per chiedere che i migranti illegali siano portati direttamente in Germania e in Norvegia. L’Italia deve tornare ad essere rispettata come Stato di diritto sovrano. È incomprensibile come tutto ciò non sia stato ancora realizzato a meno che non si abbiano gli attributi o le condizioni per farsi rispettare dagli altri Stati che sempre perseguono i propri interessi nazionali. Ministro degli Esteri, se ci sei batti un colpo!».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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