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Trieste, 25 giu – Trieste, 1930. È il 10 febbraio quando alle 22.30 una bomba esplode nella sede de Il Popolo di Trieste, il principale quotidiano italiano della Venezia Giulia. Muore, all’età di soli 26 anni uno dei dipendenti dello stesso, Guido Neri. Restano invece gravemente feriti Giuseppe Missori, Dante Apollonio e Marcello Bolla. Una bomba identica, per costruzione e per particolari, a quella esplosa nel gennaio dello stesso anno al Faro della Vittoria, simbolo degli eroi caduti sul mare durante la Grande Guerra. Cominciano a circolare alcuni volantini deliranti, in cui si rivendicano molti attentati tra cui quello al faro “della falsa vittoria”. Anche quello in cui morì Carso Blasina “sotto il nostro piombo”, specificando che “s’è così salvata la nostra nazione della sua sporca presenza. […] maledetta l’Italia, il Fascismo, i Savoia, lo sposo stupido e la Principessa brutta”. Partono le indagini, i primi terroristi confessano, i testimoni parlano. Ma non basta.

La furia criminale continua ed il 1 marzo vengono date alle fiamme le scuole di Sgonico, a Trieste. Il 25 marzo è la volta di quelle di Cattinara ma la miccia fortunatamente si spegne. Forse era difettosa. Il primo dei due incendi deve essere un battesimo per uno degli attentatori, tale Obad. Con lui ci sono anche Spanger, Stoka e Rupel, molto più esperti del primo e che già avevano dato alle fiamme il ricreatorio della Lega Nazionale di Prosecco. Gli autori dell’attentato alla sede del Popolo di Trieste tentano di uccidere anche Giovanni Curet ed il centurione Grazioli. Il primo ce la fa perché i colpi di pistola lo mancano; il secondo non subirà proprio l’attentato in quanto il prezzo pattuito per il suo omicidio per alcuni terroristi era troppo basso. Si pensa anche ad un attentato alla sede del Consolato jugoslavo o francese, da attribuire in seguito ai fascisti come rappresaglia ma l’ipotesi scema.

Chi erano i terroristi jugoslavi?

Le indagini rivelano che a dietro a questi attentati ci sono diverse cellule terroristiche jugoslave, una su tutte il “Borba” (Lotta), con a capo Francesco Marusic coadiuvato da Milos Zvonimiro e Bidovec Ferdinando. Emerge poi la figura di Luigi Valencic, facoltoso commerciante triestino che si occupa di coordinare coloro che dovevano intervenire a convegni dove venivano stabiliti gli attentati. Chi guidava gruppi terroristici come il Borba doveva recitare la seguente formula: “Giuro avanti a Dio, per il mio onore e della mia famiglia, che farò tutto il possibile per la liberazione della Venezia Giulia che deve essere unita alla Jugoslavia”. Gruppi comunque tutt’altro che isolati visto che erano in costante collegamento con Lubiana e con importanti esponenti dell’esercito jugoslavo che fornivano addestramento, idee e materiale bellico da utilizzare negli attentati.

Molti vennero processati. Tanti vennero assolti. Tutti i responsabili di questi attentati vennero comunque condannati. Nel 1930 si svolse, infatti, il processo ai membri del “Borba” Francesco Marusic, Milos Zvonimiro, Bidovec Ferdinando e Luigi Valencic. Vennero tutti condannati a morte. Per tutti gli altri 8 imputati, invece, le penne emesse andarono dai 30 anni di Luigi Spanger ai 2 anni e 6 mesi di Sofia Korze. In molti casi vi fu il rilascio anticipato dei condannati, come nel caso di Obad e Pertot. Spanger, addirittura, con una condanna a 30 anni, né scontò solo 9 per effetto degli atti di clemenza emessi dal Regime.

L’omaggio di Mattarella ai terroristi e la restituzione del Narodni dom

Perché raccontiamo questa storia? Perché è notizia di questi giorni che il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, si recherà presso il monumento eretto ai 4 terroristi fucilati a Basovizza, di cui vi abbiamo appena parlato, per rendere omaggio congiunto con il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor. A darne notizia è proprio quest’ultimo che dal sito istituzionale della presidenza della repubblica annuncia: “sta se predsednika Pahor in Mattarella dokončno dogovorila in potrdila program njunega srečanja v Trstu in obeležitve 100. obletnice požiga Narodnega doma” (i presidenti Pahor e Mattarella hanno finalmente concordato e confermato il programma del loro incontro a Trieste e la commemorazione del 100° anniversario dell’incendio del Narodni dom). Di detto incendio e della restituzione del palazzo oggi sede della Scuola Superiore Interpreti e Traduttori abbiamo già detto molto proprio qui, sulle pagine del Primato Nazionale.

Il 13 luglio l’incontro tra Mattarella e il presidente sloveno

Quello che però mancava era il programma dell’incontro tra i due presidenti che si svolgerà il 13 luglio. Si legge, sempre sul sito della presidenza della repubblica slovena, “Pred osrednjim dogodkom vrnitve Narodnega doma Slovencem sta se predsednika Pahor in Mattarella odločila položiti venca k spomeniku bazoviškim junakom, žrtvam fašizma, in k spominskim obeležjem na Bazoviški fojbi” (Prima dell’evento principale della restituzione del Narodni dom agli sloveni, i presidenti Pahor e Mattarella hanno deciso di deporre una corona di fiori al monumento agli eroi di Basovizza, vittime del fascismo, e al monumento della Foiba di Basovizza). Tralasciando che la nota ufficiale definisce 4 terroristi come “eroi” e “vittime del fascismo”, a questo punto poniamo 10 domande al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lasciando a voi lettori ogni considerazione.

Le nostre 10 domande a Mattarella

  • Era a conoscenza dei fatti per i quali quelli che vengono definiti “eroi” e “vittime del fascismo” sono stati condannati a morte?
  • Corrisponde a verità il fatto che lei, la più alta carica dello Stato, in una commemorazione ufficiale, renderà omaggio a 4 terroristi? Ritiene anche lei che detti personaggi siano degli “eroi”?
  • Secondo lei è giusto rendere omaggio a un gruppo di persone che per anni hanno pianificato e realizzato omicidi e attentati a scuole, asili e istituzioni dello Stato italiano?
  • La doppia cerimonia, una alla Foiba e una al monumento ai fucilati di Basovizza, rappresenta per lei una sorta di equiparazione tra chi, da innocente, morì infoibato e chi, da terrorista, morì fucilato?
  • Viste le premesse storiche di una vicenda relativa a 100 anni fa su cui molti dubbi ancora ci sono, così come più volte abbiamo documentato, ritiene opportuno confermare la “restituzione” del Narodni dom alla comunità slovena di Trieste?
  • È a conoscenza del fatto che l’incendio del Narodni dom, attribuito erroneamente ai fascisti, è già stato ripagato in più occasioni, dallo Stato italiano? Lo sa che, a ristoro di quei fatti, così come riportato sul sito del teatro sloveno stesso, è stato donato alla comunità slovena di Trieste lo Slovensko stalno gledališče, teatro di oltre 500 posti nel cuore del capoluogo giuliano?
  • È a conoscenza del fatto che la maggior parte della comunità slovena di Trieste, a cui verrà regalato il palazzo noto col nome di Narodni dom, si è dissociata, con nota ufficiale dello Slovenska kulturno-gospodarska zveza (SKGZ), dalla cerimonia che si è svolta il 12 giugno di quest’anno in occasione della “giornata della liberazione dalle truppe titine” in quanto “la nuova ricorrenza crea divisione, risveglia antichi conflitti, ha un indirizzo esclusivista e ristretto”?
  • È a conoscenza che oggi all’interno della comunità slovena ci sono ancori forti resistenze al riconoscimenti dei fatti che hanno portato all’infoibamento e alla scomparsa di oltre 10mila italiani? E che molti di queste resistenze sono figlie di un’ideologia titoista che ancora pervade molti esponenti della comunità slovena? E’ a conoscenza del fatto che a Trieste ogni anno si svolgono numerose manifestazioni jugonostalgiche di matrice chiaramente titoista, negazionista o giustificazionista che coinvolge la comunità slovena di Trieste?
  • Ritiene ancora opportuno regalare un palazzo del valore storico di 13 milioni di euro alla comunità slovena di Trieste?
  • Agendo in questo modo, ritiene veramente di rappresentare tutti gli italiani e la loro volontà? Ma soprattutto, ritiene che questa commemorazione che lei si appresta ad effettuare sia rispettosa nei confronti dei 600mila morti della Grande Guerra che ogni anni lei ricorda al Sacrario di Redipuglia o all’Altare della Patria?

Siamo a disposizione del Quirinale per una replica.

Francesco Clun

6 Commenti

  1. Da un presidente antinazionale e sul quale vi sono forti dubbi che che abbia violato la Costituzione in occasione della formazione del governo Lega-M5S, che vi aspettavate ?