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Catania, 1 apr – Sicilia, continuano gli sbarchi. La narrazione alla “volemose bene” non funziona più, non è più plausibile, accettabile e condivisibile. I siciliani, tranne quelli dalla conversione rapida del proprio business (es. da casa per anziani a centro d’accoglienza, o da albergo per turisti a residenza per clandestini), sono stufi. Ora più che mai, ora che le serrande sono abbassate e che stenteranno a rialzarsi, i dati a tal proposito sono sconfortanti, si deve guardare in faccia alla realtà nuda e cruda. La realtà dei numeri, la realtà delle cifre (parliamo di soldoni), la realtà davanti alla quale la narrazione mainstream ci fa vedere donne, in altissima minoranza, bambini, ancor meno, e minori che viaggiano da soli. Dimenticandosi che a fronte di queste percentuali, minime, quelle degli sbarchi stanno aumentando in maniera vertiginosa.

Sicilia, l’aumento degli sbarchi nel 2021

E ritrovandosi a fine mese, uno degli ultimi con il meteo incerto, forse è il caso di fare qualche riflessione. La prima è quella sulla nazionalità: il numero maggiore è riscontrato nei tunisini che arrivano direttamente sulle sponde di Lampedusa, isola minore siciliana, con i barchini, per indicare mezzi di trasporto di modestissima entità. In tutto, nel periodo che va dall’1 gennaio al 31 marzo 2021, dei 6.997 arrivi 1.055 si dichiarano provenienti dalla Tunisia. Lo stesso Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, appartenente al ministero dell’Interno, specifica che si tratta di “nazionalità dichiarata” e in questo specchietto indica poi la Costa D’Avorio, con 1019 arrivi, la Guinea, con 697 e così via.

 

Quindi questi soggetti non scappano da nessuna guerra. I tunisini vivono anzi in un Paese presente tra le mete turistiche più interessanti per il patrimonio storico archeologico e per le bellezze paesaggistiche (tra spiagge e deserto), e come dimenticare i siti Unesco, qualche esempio? Cartagine, la Medina di Tunisi, l’anfiteatro romano di El Jem, le rovine romane di Thugga… ci fermiamo qui. Perché? Lungi da noi volerci sostituire a sociologi ed esperti di fenomeni migratori, ma qui urge capire a cosa stiamo andando incontro e lo facciamo nuovamente con il conforto dei numeri. Il nuovo bilancio di fine mese, che tiene conto del primo trimestre del 2021 è il seguente: 6.997 arrivi (stesso periodo nel 2020 furono 2794, nel 2019 invece 524). Stiamo parlando del periodo dell’anno che notoriamente in Sicilia è quello che registra le condizioni meteo peggiori, dunque prepariamoci ad affrontare numeri assai più pesanti nei prossimi mesi.

Gli ultimi arrivi

In marzo abbiamo avuto tre picchi, il più alto proprio ieri, 30 marzo, con 481 sbarchi, seguito il 4 marzo con 363 e l’1 con 272. Sul quanto costa ci vorrebbe un approfondimento a parte che inizia dall’accoglienza, dal controllo sanitario, dalle quarantene e così via. Tra l’altro vorremmo evidenziare, a proposito di pandemia, che dal sito di “Intersos, aiuti in prima linea”, organizzazione umanitaria italiana, viene riportata la crescita nei Paesi africani della diffusione del Covid-19, nonostante sia particolarmente difficile avere dei dati certi per l’instabilità e la povertà di alcune aree del Continente.

E qui servirebbe altro approfondimento. Così chiudiamo con due notizie. Alle prime luci dell’alba di ieri in 68 sono arrivati in barca a vela nella spiaggia di Calamosche, all’interno dell’Oasi di Vendicari a Noto (Sr), condotti nella nave quarantena in rada ad Augusta, la GNV Allegra. Domanda: è possibile che una barca a vela di 15 metri riesca ad arrivare sulla costa siciliana senza che nessuno la veda? Altra sbarco potenziale è invece quello dei clandestini a bordo della Open Arms: sono 219, a cui il magnanimo governo italiano ha assegnato il porto di Pozzallo dove arriverà intorno a mezzogiorno. Già in rada la nave quarantena Snav Adriatico, fatta spostare da Porto Empedocle ieri sera. E la narrazione continua.

Emanuela Volcan

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