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Di CanioRoma, 3 gen – Per molto tempo, Paolo Di Canio ha catturato la simpatia di molti, ben oltre le tifoserie delle squadre in cui ha militato, per il coraggio di esplicitare delle idee politicamente scorrette in un mondo paludato come quello del calcio. Non che manchino calciatori genericamente destroidi o con qualche fascinazione mussoliniana. Eppure Di Canio svettava, in tale contesto, per la capacità di esprimere idee politiche non episodiche, ma con un minimo di background e una certa consapevolezza. Coraggio, dicevamo. Ma come il coraggio dà, così la mancanza di coraggio toglie.



Lascia, in effetti, più che perplessi l’intervista rilasciata dall’ex calciatore al Corriere della Sera a proposito del caso Sky. Ricordate? Di Canio doveva condurre una sua trasmissione sul calcio inglese, ma una foto in cui compariva il suo ben noto tatuaggio “Dux” portò un mare di polemiche e, infine, la cancellazione del programma. Dopo diversi mesi da quell’atto che a molti (Primato nazionale compreso) parve un atto autoritario, censorio, da pensiero unico, l’ex calciatore ora torna a parlare e lo fa in maniera piuttosto spiazzante. “La gente cambia. Io sono cambiato, non da ieri”, dice Di Canio. Il quale dichiara anche di aver “seguito le varie svolte da Fiuggi in poi”. E ci spiega che “il saluto romano sotto la curva Nord” è stata “la cosa di cui mi più mi pento nella mia carriera”. Valutazioni personali su cui ognuno può farsi la propria idea. Di sicuro Di Canio ha tutto il diritto di cambiare idea o di far evolvere il proprio credo politico.

Lascia decisamente più perplessi la giustificazione della censura subita: “C’è tanta gente che ha ogni diritto a sentirsi ferita dall’esibizione, per quanto non voluta, di quei tatuaggi. E un’azienda importante come Sky ha diritto a non vedersi associata a una simbologia che non condivide”. Ecco, qui non ci siamo proprio. Volente o nolente, Di Canio, in quanto personaggio pubblico, è un simbolo. La sua estromissione da Sky ha rappresentato l’affermazione di un principio liberticida: per certe idee, si può perdere il posto di lavoro, le discriminazioni sono sempre sbagliate, ma alcune invece vanno bene. Benedicendo a posteriori quella decisione aziendale, Di Canio avalla un ricatto politico che sopravanza di gran lunga la sua vicenda. È qualcosa che danneggia tutti. È come se Di Canio avesse dato una pacca sulla spalla al politicamente corretto. Con quelle mani aveva fatto cose decisamente più degne.

Giorgio Nigra



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9 Commenti

  1. “no more heroes” era una vecchia canzone degli Stranglers,con riferimento alla quale il bassista della band (cintura nera superiore di Karate Kyokushinkai) aveva avuto parole di elogio -qualificandolo come eroe- per il nostro Contractor Fabrizio Quattrocchi.

    Per tutto il resto invece…”no more heroes”

    non ci sono più eroi.

    • Ottima osservazione , ma si sa che molti stanno in oglio , l Italia intera ne e’ piena .Oltre a togliere il tatuaggio potrebbe anche cambiare cognome in Di canoglio , il Dio denaro non fa’ per gli eroi , e lui e’ solo un altro fini , ma del calcio

  2. Suggerisco al compagno Di Canio di farsi cancellare i tatuaggi con una operazione di lifting non facile, non merita di portare addosso il nome dell’ultima persona onesta che ha avuto l’Italia. Fini ha trovato un valido collaboratore!

  3. Grandi gli Stranglers!!! Pensavo di conoscerli solo io e pochi altri… comunque purtroppo è proprio vero: no more heroes!!!

  4. Si, i camerati dovrebbero aiutare ogni rinnegato ed organizzare una colletta per intervento laser di cancellazione del noto tatuaggio.
    Vergognati Di Canio.

  5. E’ proprio vero che il dio denaro può tutto…ed è sopra tutto! Quanta tristezza vergognarsi delle proprie idee!
    Ma è ora di dire basta alla retorica delle leggi razziali,all’alleanza con Hitler…basta! Basta! Il ventennio è stato di più che questi miseri ricordi…cultura, arte, leggi (tutt’ora in vigore), giustizia sociale, dignità nazionale, identità…di questo ti vergogni? Mah!

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