Roma, 8 giu — Scene da film dell’orrore al cimitero di Prima Porta, a Roma, dove 13 addetti Ama alle sepolture e tre impiegati di tre differenti agenzie funebri sono finiti a processo per aver estratto salme dai loculi e averle sezionate e fatte a pezzi, chiedendo ai parenti dei defunti un «pizzo» per procedere a una «idonea estumulazione». Il pm Andrea Beccia contesta agli imputati i reati di vilipendio di cadavere e truffa in concorso. Lo riporta Il Messaggero. 

La truffa al cimitero

La truffa funzionava in questo modo: allo scadere dei 30 anni, tempo di permanenza del corpo nella bara, avviene l’estumulazione e il trasferimento dei resti nell’ossario comunale. Alcune volte il cadavere si conserva piuttosto bene, e in tal caso ai parenti del defunto veniva chiesto di pagare la cremazione. Ma proprio qui gli impresari funebri, di comune accordo con alcuni operatori Ama, proponevano ai parenti un’alternativa più economica: evitare la cremazione facendo a pezzi il cadavere e trasferendolo in un loculo più piccolo all’interno del cimitero.

Cadaveri vilipesi

Il primo episodio risale al 27 gennaio 2020, quando un dipendente di un’agenzia di pompe funebri avrebbe imposto a sei dipendenti Ama di fare a pezzi un cadavere tumulato nel loculo di una cappella. Gli operai della municipalizzata avrebbero eseguito gli ordini smembrando e depezzando il corpo. Finita la terribile operazione, avrebbero contattato una parente del morto avanzando la richiesta di pagamento di 300 euro, giustificandola come somma necessaria per il trasferimento in una cassetta più piccola e per la lucidatura della lapide. Si legge nelle carte che gli imputati «avrebbero fatto credere alla persona offesa che questa somma aggiuntiva era necessaria per procedere alla legittima attività di estumulazione della salma», mentre in realtà i coinvolti nella truffa avrebbero vilipeso le salme «per riporre poi i resti nella cassetta ossea».

Lo stesso modus operandi si era ripetuto il 22 e il 30 gennaio 2020, protagonisti altri operatori Ama, che per arrotondare lo stipendio avrebbero chiesto 300 euro a un parente del defunto e 50 a un altro. La truffa è venuta allo scoperto grazie alle telecamere piazzate dai carabinieri del nucleo radiomobile nel cimitero Flaminio, nascoste tra i vasi di fiori dei loculi. Le scene catturate sono al limite dell’indescrivibile: gli impiegati Ama in divisa arancione circondavano la salma e vi si accanivano, facendola a pezzi, sezionando il corpo con alcuni coltellacci e buttando i resti nell’ossario comune.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. mah.
    ci saranno senz’altro degli estremi di reato,
    ma a parte questo,che cosa si aspetta che facciano gli addetti all’estumulazione,quando dopo trent’anni trovano una salma ancora
    parzialmente integra?
    se devono mettere le ossa in un ossario,per forza di cose devono smembrare i resti,
    e aspettarsi un rispetto sacrale del defunto…
    da gente non coinvolta e che fa queste cose per lavoro,
    è quantomeno ottimistico.

    anche per queste cose,sarebbe proprio ora di passare dalla
    classica sepoltura in terra o in loculo della salma,
    alla cremazione:
    cosa che consente tra l’altro di poter fare altre scelte,oltre al tristissimo cimitero….
    per esempio in asia molti hanno il classico tempietto di famiglia,
    mentre in altri paesi vi è la pratica di disperdere le ceneri in luoghi cari al defunto,seppellire le ceneri in parchi monumentali ecc

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