Roma, 28 mar – Da settimane i politici della sinistra italiana, sostenuti dalla stampa allineata, si stanno lanciando in invettive in stile censorio contro il Congresso Mondiale delle Famiglie, che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo, nel quale convergeranno diversi movimenti prolife, antiabortisti, antidivorzisti, e contrari all’ideologia gender. Insomma, veri giorni del giudizio per chi vorrebbe sradicare i valori tradizionali, “Dio, Patria e famiglia”.

Il turbine di critiche levate in coro dai sostenitori dei diritti propri del mondialismo, ha causato il ritiro tempestivo del patrocinio della Presidenza del Consiglio, seguito dalla presa di distanza del vicepremier Luigi Di Maio, che ha definito gli organizzatori del congresso “degli sfigati”. Non mancherà all’appuntamento invece il ministro Salvini, con un endorsement che ha fatto discutere gli alleati di Governo. Non entriamo nel merito del congresso di Verona, preferendo sottolineare il doppiopesismo delle solite femministe a fasi alterne.


Sì, perché nella Milano di Beppe Sala, il 20 e 21 aprile, è stato organizzato un evento  chiamato la “Fiera della speranza”, “che nasce dall’intento di creare un momento di incontro annuale all’interno della comunità, volto alla sensibilizzazione su temi che toccano la nostra società ed alla promozione dei progetti di Islamic Relief”.

Uno dei relatori della kermesse islamica sarà l’imam Jasem Al Mutawa, presentato come “esperto in mediazione familiare ed educazione dei figli” che, in video del 2013 censurato da YouTube per le numerose segnalazioni, insegnava ai mariti “che la moglie non va picchiata con bastoni pesanti, ma con mano leggera, per farle capire chi comanda”.

Lorenzo Vidino, direttore del programma di ricerca sull’estremismo della George Washington University, spiega altresì, in merito agli altri ospiti, che “Mourou è il leader spirituale di Al Nahda, sostanzialmente la versione tunisina dei Fratelli Musulmani, e Rajab Zaki è l’imam della moschea di Finsbury Park, considerato l’epicentro dei Fratelli Musulmani inglesi”.

Islamic Relief e i legami con i Fratelli Musulmani

L’organizzatore, Islamic Relief, non promuove soltanto discutibili eventi islamici guidati dai dettami del Corano (i Sunnah), ma come Ong britannica “fornisce aiuti e implementa lo sviluppo in maniera dignitosa a prescindere dal genere, dalla razza o dalla religione, e opera per potenziare le competenze degli individui direttamente nelle loro comunità e dare loro una voce nel mondo”. Talmente “a prescindere” che è presente nella black-list dell’antiterrorismo degli Emirati Arabi, ed è interdetta in Egitto e Israele, per i suoi legami con i Fratelli Musulmani, sempre sconfessati dall’organizzazione.

Islamic Relief ha di fatto invaso territorialmente la Siria, con la scusante degli aiuti umanitari, e operato nel 2015 nel porto di Catania, fornendo agli immigrati appena sbarcati informazioni, cibo, acqua e altri generi di prima necessità.

La Ong è finanziata dalla Commissione Europea, dal Governo britannico e da quello svizzero, dalle Nazioni Unite, dalla saudita Banca islamica per lo Sviluppo, e dalla discussa Qatar Charity, sostenitrice economica della diffusione delle moschee in Europa e Italia, e indicata come finanziatrice del terrorismo targato Hamas e Al Qaeda.

Islamic Relief è anche presente in Italia con una propria sede a Milano, nella quale esorta i musulmani alla donazione attraverso il “calcolatore Zakat”. Lo Zakat è l’obbligo religioso prescritto dal Corano di purificazione della propria ricchezza, che ogni musulmano in possesso delle facoltà mentali deve adempiere per definirsi un vero credente, nonché uno dei Cinque pilastri dell’Islam.

Il ruolo di Open Society

Nell’ambito delle manifestazioni contro il Decreto Sicurezza di Salvini a Ravenna, la Ong islamica, con Cidas e Alleanza delle Associazioni dei Tunisini in Italia, ha organizzato la quinta edizione del torneo calcistico “Un calcio al razzismo. Tornando al Congresso Mondiale delle Famiglie. A supportare gli attacchi censori della sinistra italiana, si è schierata anche Planned Parenthood, multinazionale dell’aborto visto come strumento di emancipazione della donna, finanziata dalla Open Society Foundations di George Soros (1,5 milioni di dollari).

Quindi, politici italiani di sinistra, Ong internazionali, tra queste anche la sorosiana Amnesty International che lo ha definito “evento ostile ai diritti umani”, abortisti radicali, femministe di “Non una di meno” (versione italiana e decisamente meno fashion delle MeToo), tutti uniti contro il Congresso Mondiale delle famiglie di Verona, paragonato ad un covo dei peggiori terroristi.

Aspettiamo, c’è tempo fino alla metà di aprile, opportune invettive dei suddetti, contro il raduno degli imam delle bastonate date con moderazione, sostenuti da charity decisamente poco accoglienti verso l’occidente e i suoi cosiddetti diritti civili.

Francesca Totolo

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2 Commenti

  1. .se c’era ancora qualche dubbio su chi sono questi censori della morale a senso unico???ora ne abbiamo la prova e con essa spero la consapevolezza nella gente a dove questi esimi signori vogliono portare l’umanità nei prossimi anni….mi riferisco,ovvio,al clan dei “sorosiani”….

  2. Articolo illuminante,serio e coraggioso……… la feccia comunistoide sorosiana e l’islamismo tribale hanno come disegno strategico la distruzione della famiglia etero……..facendo strada a froci,sodomiti ed ermafrodite varie l’Occidente diviene facile preda dell’invasione negroide/islamica,pianificata e sovvenzionata dalla sinistra codarda e vigliacchi radical- sinistri. Ignobili.

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