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Milano, 29 giu – Non trova pace la statua eretta ai giardini di via Palestro, a Milano, in onore di Indro Montanelli. Dopo essere stata vandalizzata da studenti di estrema sinistra, che l’avevano imbrattata di vernice rossa scrivendo sul basamento «razzista stupratore», ora ci ha pensato un’«artista» – sempre di sinistra – a violare di nuovo il monumento. Nella giornata di ieri, infatti, l’attivista ha scavalcato le transenne e ha messo in braccio alla statua del giornalista una bambola che dovrebbe rappresentare una bambina eritrea. In questo modo si è voluto puntare nuovamente il dito su Destà, la concubina di Montanelli ai tempi del suo soggiorno africano.

L’azione rivendicata sui social

L’autrice dello sfregio – che ha pure intitolato la sua «opera» (Il vecchio e la bambina), che è durata sì e no qualche minuto – si chiama Cristina Donati Meyer, già distintasi in passato per «opere d’arte» che prendevano di mira Matteo Salvini: una, ad esempio, ritraeva il leader della Lega in abiti da gerarca fascista. Una scelta molto originale, non c’è che dire. Ad ogni modo, è stata la stessa attivista a descrivere le modalità e il senso del suo gesto contro Montanelli, che lei pretende di aver «integrato»: «Elusa la sorveglianza della polizia e scavalcando la doppia fila di reti e transenne ho posato in braccio a Montanelli il fantoccio di una bambina eritrea e affisso un cartello esplicativo», ha scritto sui suoi profili social la Donati Meyer. Il «cartello esplicativo» di cui parla era in realtà un foglio A4 attaccato con lo scotch, su cui si poteva leggere: «Il monumento a Indro Montanelli, così, è completo. Non occorreva colorare la statua, era sufficiente aggiungere sulle ginocchia la bambina eritrea di 12 anni della quale abusò da soldato colonialista e fascista».

Montanelli «colonialista e fascista»

Ma il «capolavoro», appunto, non è durato molto: «Gli agenti della Polizia di Stato sono intervenuti interrompendo la performance non violenta di disobbedienza civile», scrive sempre la Donati Meyer. Che poi spiega: «Non era mia intenzione deturpare il monumento, anzi. Quella statua ha avuto, dopo oltre un decennio, un ruolo fondamentale per riaccendere una discussione e una riflessione, mai fatta in Italia, su cosa significò l’invasione e colonizzazione italiana in Etiopia, Eritrea, Somalia e Libia». Seguono poi i soliti luoghi comuni sulla presenza italiana in Africa orientale, che rendono evidente come la ragazza abbia studiato storia sul bignami di qualche centro sociale. Ad ogni modo, come detto, la polizia è prontamente intervenuta, fermando e identificando la ragazza.

Elena Sempione

1 commento

  1. Peccato non sia inciampata, nel compimento dell’audace azione! Avrà commesso qualche reato a piacere, o essendo nàzzzecca é esente?