Lucca, 3 mar — «Gettate la statua di Putin nelle acque più profonde, così a ogni svuotamento sarà vista»: nel comune di Vagli Sotto infuria la polemica dopo che Mario Giuseppe Coltelli, ex candidato Pd alla carica di sindaco (sconfitto alle elezioni del 2019)  sta invocando a gran voce la rimozione del monumento dedicato al presidente russo eretto nel paese nel 2018. Secondo quanto riferito da La Nazione, come atto di sfregio supremo vorrebbe addirittura che venisse buttata nelle profondità del lago di Vagli, bacino artificiale che nasconde le rovine di Fabbriche di Careggine, il «paese fantasma» costituito nel 1270 e sommerso dalle acque del bacino idrico.

Uno strano parco-monumenti

Il sindaco in quota centrodestra, Giovanni Lodovici, per ora fa l’indiano, mentre difende a spada tratta la statua di Putin l’ex-primo cittadino — ora consigliere comunale — Mario Puglia. Per forza: è stato proprio Puglia ad erigere il monumento a Putin, quattro anni fa. e Putin è in buona compagnia: il piccolo comune accoglie anche i monumenti a Trump, David Bowie e c’è persino una statua del comandante Schettino con due vistose orecchie da coniglio. «No, non verrà tolta», ha fatto sapere l’ex-sindaco. «Ma valuteremo se spostarla dalla sua attuale sede a un’altra, sempre sulle sponde del lago, all’interno del cosiddetto “parco del disonore”, dove si trovano già altre statue lì collocate in precedenza». 

Gettare la statua di Putin in fondo al lago

E’ sul piede di guerra invece Coltelli: «In tutta questa vicenda i consiglieri comunali di minoranza che posizione intendono assumere? Non ho sentito spendere una parola e suggerisco che forse è il caso di presentare un’interrogazione sull’argomento. Sono stupito, però, dall’atteggiamento della popolazione di Vagli che assiste inerme a queste vicende, anche se è risaputo da tempo che la comunità è attanagliata dalla paura di venire trascinati per tribunali». Poi arriva la richiesta diretta al sindaco Lodovici: «Mi appello a lui, sperando che non voglia passare alla storia per quello che forse non è, affinché tolga quella statua dalla vista di chi vive a Vagli e di chi viene in visita sul territorio. Il mio consiglio non è quello di distruggerla, come in tanti chiedono, bensì di gettarla nel punto più profondo delle acque del lago di Vagli. In questo modo, a ogni svuotamento dell’invaso, potrà essere vista per non dimenticare».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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