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Stupro di Anzio, il Dna incastra un nigeriano: aveva già violentato ma non era stato espulso

by Cristina Gauri
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Roma, 10 lug — È un immigrato nigeriano l’uomo incastrato dalle prove del Dna e ritenuto l’autore dello stupro avvenuto ad Anzio il 12 marzo scorso. Sette anni fa aveva violentato una ragazza, crimine per il quale era stato arrestato e condannato: uscito dal carcere, nessun provvedimento di espulsione ad attenderlo, per cui è ritornato libero di abusare di un’altra giovane inerme, picchiandola e rapinandola.

Nigeriano con precedenti torna a stuprare una volta libero

Dopo due mesi di caccia all’uomo gli inquirenti, su ordine della Procura di Velletri, hanno sottoposto a fermo un 32enne di nazionalità nigeriana; uno stupratore seriale che secondo gli investigatori farebbe parte del sottobosco — o per meglio dire della schiuma di fetido degrado — che prospera e tiranneggia nei dintorni della Stazione Termini a Roma. Senza titoli per restare entro i nostri confini, eludendo con facilità estrema un sistema di controllo pressoché inesistente, ha potuto senza sforzo intercettare una giovane di 18 anni che dopo essere scesa dal bus Cotral ad Anzio, si stava incamminando verso casa, nella zona di Corso Italia.

L’aggressione

La vittima, nata in Italia da genitori rumeni, era di ritorno da una serata trascorsa con le amiche e stava percorrendo un sentiero sterrato utilizzato dai residenti come scorciatoia. Erano circa le 23 quando proprio in quel luogo il nigeriano le ha sbarrato il passo, spingendola verso una catapecchia, utilizzata come rifugio da sbandati e drogati, e stuprata in mezzo a rifiuti e siringhe usate. La madre, preoccupata perché la figlia non rincasava e non dava notizie di sé, aveva immediatamente dato l’allarme. Gli agenti del commissariato di Anzio l’hanno trovata sotto choc, sanguinante, rannicchiata nell’erba del prato, poco distante dalla baracca.

Le indagini

«Aiutatemi, mi hanno violentata», queste le prime parole della 18enne che nonostante la terribile esperienza era riuscita a fornire agli inquirenti una dettagliata descrizione dello stupratore. La sua testimonianza e le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza hanno permesso alla Mobile di ricostruire l’identikit del pervertito. A inchiodare il nigeriano è stato infine il Dna isolato dal personale medico al pronto soccorso, coincidente con quello del clandestino responsabile del primo stupro, commesso nel 2016. L’immigrato, dopo una fuga di due mesi, è stato rintracciato e fermato in zona.

Cristina Gauri

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1 commento

Germano 10 Luglio 2023 - 6:34

Non era stato espulso…e se fosse espulso ritorna quante volte vuole o ci sono dei controlli al ingresso ? Questo paese è un circo

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