Agrigento, 10 dic — Torna tristemente a far parlare di sé il «centro di accoglienza degli orrori» Villa Sikania di Siculiana, Agrigento, dove sei immigrati sono finiti in manette per stupro di gruppo e sequestro di persona ai danni di altri ospiti della struttura, tutti minorenni. Lo riferisce il Giornale di Sicilia. Il Commissariato della Polizia di Stato di Porto Empedocle (Agrigento) ha posto in stato di fermo un cittadino egiziano maggiorenne e altri cinque cittadini egiziani minorenni per questi reati. Gli stupri sarebbero avvenuti all’interno del centro di accoglienza e i presunti colpevoli sono stati denunciati alle competenti Procure della Repubblica di Agrigento e dei Minorenni di Palermo.

Un luogo dove non esiste la legge

Lo stupro di alcuni immigrati minorenni è solo l’ultimo in ordine temporale dei fatti criminosi associati al centro di accoglienza di Siculiana, un vero e proprio colabrodo privo di sufficiente supervisione dove risulta più facile evadere che entrarvi. Fughe in massa, rivolte violente a base di materassi bruciati e arredi distrutti sono quasi all’ordine del giorno. I clandestini evasi finiscono spesso per arrecare problemi alla popolazione locale. Emblematico il caso dei i due tunisini che nel settembre scorso erano riusciti ad allontanarsi dal centro di accoglienza e avevano molestato tre minorenni del posto.

Il centro di accoglienza degli orrori

L’ex hotel è stato anche teatro di una tragica morte. Nel settembre 2020 un immigrato in fuga dal centro di accoglienza era stato travolto da un’auto ed era morto lungo la strada statale 115. Si trattava di un giovane cittadino eritreo di vent’anni, arrivato nella struttura un paio di mesi prima. Nell’incidente erano rimasti coinvolti anche i tre agenti che lo stavano inseguendo per bloccarlo e riportarlo al centro, anch’essi travolti dalla stessa vettura. Nel luglio 2020 un agente di polizia aveva subito un’aggressione da un gruppo di tunisini mentre questi tentavano di evadere dalla struttura. Il poliziotto ha riportato serie ferite in seguito alla colluttazione con uno degli immigrati di origine nordafricana.

Cristina Gauri

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