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tac esameLecce, 7 mar – Una neoplasia, la prescrizione del medico di famiglia per una Tac urgente (quindi entro tre giorni), ma l’appuntamento fissato fra oltre un anno, nel 2017. Può succedere? In una sanità allo sbando, dove i continui tagli incidono sulla carne viva di medici, infermieri e pazienti, sì.

La storia arriva dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove una signora malata di cancro doveva effettuare una Tac che, come precisato dal dottore sulla ricetta rossa, doveva essere effettuata con le caratteristiche dell’urgenza e dunque nel giro di massimo tre giorni. Non un capriccio del medico di base, ma un esame diagnostico di delicata importanza per chi soffre di patologie tumorali. Dal nosocomio, tuttavia, non sembrano aver sentito ragioni: la prima data utile era a metà 2017, un anno e mezzo da oggi.

La donna, esterrefatta per l’accaduto, si è rivolta a Cittadinanzattiva, organizzazione che da oltre 30 anni segue i casi di malasanità. “Non nego che sia molto difficile riuscire ad accorciare le liste di attesa: c’è una serie di problemi veramente seri, in primis quello economico, che non permette concretamente di smaltire le richieste”, ha spiegato all’AdnKronos Gianfranco Andreano, coordinatore provinciale dell’associazione. “Il personale scarseggia – continua Andreano – e c’è il problema del turn-over e degli straordinari. Le macchine per la Tac lavorano 6 ore al giorno, se non di meno“. Un’evidente diseconomia, stante anche i costi per l’acquisto e l’esercizio che dovrebbero essere spalmati con un maggiore utilizzo delle stesse: “In qualsiasi impresa sanitaria privata vengono sfruttate molto di più, nelle Asl questo non si riesce a fare“, conclude amaramente.

Filippo Burla

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