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Milano, 13 mag — A teatro con lo sconto, ma solo se appoggi il Ddl Zan. Se sei povero e non sostieni la legge contro l’omotransfobia, puoi anche startene a casa. E’ l’iniziativa lanciata da Gaia Calimani, presidente di Manifatture Teatrali Milanesi, Onlus foraggiata da Comune di Milano, Regione e Mibact che gestisce i teatri Litta di corso Magenta e Leonardo di via Ampère.

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Pur percependo fondi pubblici, sembrerebbe proprio che le belle anime di Mtm si riservano di discriminare i clienti in base alla loro posizione ideologica riguardo il discutibilissimo contenuto del Ddl. Del resto, nell’era delle mascherine e dei patentini vaccinali effettivamente si sentiva il bisogno di introdurre un nuovo «pass» per potere usufruire di servizi.

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A teatro con lo sconto (ma solo se sostieni il Ddl Zan)

«Presentatevi in cassa con scritto sul palmo della mano Ddl Zan e vi riserveremo un ingresso a teatro a 10 euro», si legge sulle pagina social di Mtm. «Siamo l’arcobaleno di Dorothy nel magico regno di Oz, ma non solo quello — continua l’appello lanciato su Facebook —. Per questo vogliamo invitarvi a teatro a 10 euro, per questo nuovo inizio che si possa essere davvero in molti. Ci saremo anche noi e saremo insieme per una causa in cui crediamo». Per usufruire della promozione basta mettersi in contatto con la biglietteria di Mtm.

Sofo chiede controlli 

Lo sconto «ideologizzato» ha sollevato le forti critiche dell’europarlamentare Vincenzo Sofo che ha condannato l’iniziativa sui social. L’accusa è di farsi pubblicità strumentalizzando i diritti gay; soprattutto, di sfruttare i fondi pubblici per propagandare la propria ideologia.
«Sono talmente in buona fede — scrive su Facebook — che strumentalizzano il vessillo dei diritti gay per farsi notorietà, attirare pubblico e fare soldi. Sono talmente parassiti che sfruttano i finanziamenti pubblici al settore della cultura per fare propaganda politica. Con il collega Carlo Fidanza chiederemo una verifica per capire se questa gente, che vanta sul proprio sito i patrocini del Ministero dei Beni culturali e di Regione Lombardia, percepisca da questi o da altri entri contributi pubblici per la propria attività». Fondi che «finirebbero per essere i soldi con cui si offre lo sconto pro Ddl Zan. Se riscontreremo anomalie, ci batteremo perché questi fondi, soldi di tutti i cittadini, siano tolti a tutti coloro che li utilizzano per mettere in atto campagne discriminatorie».
Cristina Gauri
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