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Roma, 8 giu – “Ci aspettavamo maggiore adesione dai cittadini. Prorogheremo l’indagine sino a fine giugno”. Grande delusione espressa da Rosario Valastro, vicepresidente nazionale della Croce Rossa, riguardo la partecipazione all’indagine nazionale epidemiologica con test sierologici per la mappatura del coronavirus sul territorio, partita due settimane fa in collaborazione con l’Istat.

“Onestamente ci aspettavamo più adesioni, più che altro perché c’era stata una grande mobilitazione popolare con la voglia di sottoporsi a tamponi e analisi per sentirsi sicuri”, ha spiegato Valastro. Qualche spiegazione del flop in Croce Rossa hanno provato a darsela: “Abbiamo pagato lo scotto di un acuirsi di  una presenza eccessiva di varietà di test, alcuni dei quali sono stati poi ritirati dal commercio, mentre questi attuali sono i più sicuri, e poi anche a causa di una non completa informazione, dal momento che la campagna di comunicazione sull’indagine epidemiologica è stata avviata parallelamente all’avvio delle telefonate. Tant’è che poi l’adesione è andata un po’ crescendo”.

Una delle cause di tale ritrosia potrebbe risiedere nel fatto che la gente non se la sente di stare a casa dal lavoro. Spieghiamo meglio: in caso il test sierologico risultasse positivo, cioè rivelasse la presenza di anticorpi contro il coronavirus nel sangue, il paziente dovrà mettersi in isolamento fiduciario in attesa del tampone. E qui sorge il problema delle tempistiche. Esiste il rischio concreto che dal giorno in cui viene reso noto il risultato del sierologico alla data del tampone trascorrano molti giorni, a volte anche più di una settimana: questo significherebbe un supplemento di lockdown, senza poter lavorare. E qui entrano in gioco le aziende, che considerano malattia dei dipendenti la quarantena solo in caso di positività al tampone nasofaringeo. Se il lavoratore apprendesse di essere negativo sarebbe quindi costretto ad attingere dalle ferie o dai permessi, in molti casi già erosi dallo stop forzato dovuto al lockdown.

“L’appello che lanciamo a coloro che hanno ricevuto un Sms di preallerta è che quando arriveranno le telefonate sappiano che non si tratta di pubblicità o altro, si tratta di un prelievo fatto in una struttura accreditata ed entro 15 giorni – spiega Valastro – avrete i risultati della presenza o meno degli anticorpi”.

Cristina Gauri

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