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Roma, 3 giu – Continuano ad emergere nuovi dettagli sul caso Palamara, che alcuni hanno ribattezzato «magistratopoli». Dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora sui torbidi legami tra toghe rosse e politica, ora le chat del boss di Unicost provano che, nel 2017, una parte della magistratura stava spingendo per approvare lo ius soli. In una conversazione su WhatsApp del 2 luglio 2017, divulgata dalla Verità, il procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma, si era infatti detto contrario alla legge per estendere la cittadinanza agli immigrati. E Luca Palamara gli rispose a muso duro: «A Paolo, non solo contro Renzi, ora anche leghista! Eh no questo è troppo».

La lite tra Palamara e Auriemma

A quel punto nasce una discussione molto accesa tra i due. Auriemma infatti incalza Palamara: «Sei favorevole? Qual è la ragione politica?». E l’ex presidente dell’Anm risponde: «Una sola, integrazione». Ma il procuratore di Viterbo non ci sta e rilancia: «Oggi il sacerdote leggendo la prima lettura di domani ha detto che il profeta Ezechiele era ospitato, ma nello stesso tempo dava qualcosa e non si limitava a chiedere. Integriamo a colpi di legge gente che mette il cappuccio alle donne? Che non le fa studiare? Che non ha avuto l’illuminismo. Prima si integrassero poi si vede. Dell’integrazione non gliene frega niente a nessuno è una marchetta del partito democratico che fa sapendo che ha perso voti per conquistare quelli dei genitori dei minori che sono cresciuti in Italia».

«Lo ius soli è un suicidio politico»

In sostanza, alcuni magistrati erano piuttosto perplessi di fronte alla proposta di legge dello ius soli fortemente voluta dal Pd, a cui Palamara intendeva offrire il suo aiuto. Di lì a poco, del resto, si sarebbe tenuto il congresso dell’Associazione nazionale magistrati. Era il 22 ottobre e una sessione dell’evento si intitolava «Nuove domande di giustizia tra libertà e diritto. Nuove famiglie, liberalizzazione droghe leggere, fine vita, ius soli». Insomma, l’agenda politica del Partito democratico. Il tutto si andava poi a sommare all’inserimento di Silvio Berlusconi nella lista degli indagati per le stragi di mafia del 1993: «Non bastava lo ius soli. Pure la strage per far vincere la destra», fece notare Auriemma a Palamara. Concetto più volte ribadito dal procuratore capo di Viterbo, che riteneva queste manovre controproducenti: «Comunque lo ius soli bastava da solo a fare perdere le elezioni alla sinistra. Ora anche le indagini per mafia: un vero suicidio». E infatti le Politiche del 2018 registreranno una dolorosa batosta per il Pd. Con buona pace delle toghe rosse.

Elena Sempione

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