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Torino, 16 mar – Tragedia a Torino, dove un uomo, dopo aver appreso di essere positivo al Covid, si è sparato un colpo di pistola alla tempia ed è morto . Eccoli qua, i risultati della psicosi da coronavirus, alimentata da una comunicazione terroristica di media e istituzioni e basata sul martellamento a base di terapie intensive, bollettini mortuari e colpevolizzazioni del cittadino.

Scopre di essere positivo al Covid e si spara

L’uomo, 37 anni, era stato ricoverato in ospedale per un intervento chirurgico, per poi scoprire, una volta operato, di essere positivo al tampone Covid. Travolto dall’ansia era riuscito a eludere la sorveglianza e allontanarsi dalla struttura per fare ritorno a casa. Dove si è tolto la vita. Trasportato d’urgenza all’ospedale Le Molinette, il 37enne è deceduto nella notte tra sabato e domenica. Stando a quanto riferito dalle cronache locali, la vittima era in precedenza ricoverata all’ospedale Mauriziano, sempre nel capoluogo piemontese, per sottoporsi ad un intervento chirurgico. Operazione andata a buon fine tranne per un piccolo particolare: il tampone Covid a cui era stato sottoposto al termine della procedura era positivo.

Gesto tragico

Scatta il trasferimento nel reparto Covid della struttura, da cui l’uomo si allontana riuscendo ad approfittare di un momento di distrazione della sorveglianza. Una volta arrivato a casa, sarebbe uscito sul balcone e impugnando una pistola si è tolto la vita. Nonostante il tempestivo soccorso e il trasporto all’ospedale Le Molinette, per lui non c’è stato nulla da fare. L’uomo è arrivato alla struttura in gravissime condizioni ed è spirato alcuni attimi dopo il ricovero per le ferite riportate nel tentativo di suicidio. La procura di Torino ha acquisito la cartella clinica dell’uomo e gli inquirenti investigano per compiere gli accertamenti del caso.

Un fatto che ricorda molto quello avvenuto il 26 dicembre scorso a Roma, dove un anziano di 84 anni affetto da Covid ha tentato il suicidio e forse per timore di essere ricoverato e di trascorrere gli ultimi mesi della sua vita in ospedale, lontano dalla famiglia e dagli affetti, ha cercato di togliersi la vita.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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