Roma, 1 nov – Quando finisce lo stato di emergenza? Sulla carta il 31 dicembre 2021, con probabile proroga – consentita dalle norme in vigore – fino al 31 gennaio 2022.



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E fino a quando a Trieste le manifestazioni saranno vietate? Esattamente fino a al 31 dicembre, almeno in piazza Unità d’Italia. E’ quanto deciso dal sindaco Roberto Dipiazza, appoggiato nelle intenzioni dal prefetto Valerio Valenti.

Trieste, manifestazioni vietate fino al 31 dicembre

Il primo cittadino triestino è arrivato a definire “disertori” coloro che non si vaccinano e in quanto tali da inserire in qualche modo tra i reprobi. “Spingeremo perché sia stabilito che il peso di eventuali nuove restrizioni gravi solo su coloro che non sono vaccinati, perché sono disertori”, afferma Dipiazza. “Se questa è una guerra, in una guerra c’è chi ha paura, non combatte, viene messo al muro e fucilato. Qui non fuciliamo nessuno, ma il peso di eventuali nuove restrizioni deve gravare esclusivamente su questi disertori, che mettono a rischio la salute di tutti. La pazienza è finita”.

Il pericolo di “comprimere il diritto alla libera manifestazione”

Parole pesantissime a cui hanno fatto eco quelle del prefetto Valenti. “È del tutto evidente – dichiara – che l’aumento dei contagi sia strettamente legato ai cortei che si sono svolti in città – ha detto dal canto suo il prefetto valenti. A breve, in tutte e quattro le province, verranno convocati e comitati per l’ordine e la sicurezza. Dobbiamo trovare forme per comprimere, e non per reprimere, il diritto alla libera manifestazione, con sanzioni particolarmente dure là dove non vengono usate le mascherine. Altrimenti – precisa il prefetto – il rischio è quello di arrivare in fretta alla zona gialla”.

L’idea di comprimere il diritto di manifestazione pone con tutta evidenza diversi problemi legati ai principi costituzionali, nonostante il richiamo alla tutela della salute pubblica. Arbitrarie iniziative che si scontrano dunque con la Carta e che di conseguenza rischiano di scontrarsi con i più basilari diritti garantiti ai cittadini. Ed è altrettanto discutibile barcamenarsi, come fatto dal prefetto, sulla sottile linea rossa che divide la “repressione” dalla “compressione”. Un modus operandi che oltretutto contribuisce soltanto a esacerbare uno stato di tensione già alto.

Liberi di non scegliere?

“Per me in questo momento prevale il diritto alla salute – dichiara ancora il prefetto – e dobbiamo trovare forme per non reprimere il diritto alla libera manifestazione, ma quanto meno comprimerlo. Occorre adottare provvedimenti che anticipino, almeno per cortei e manifestazioni, le misure da zona gialla, l’obbligo di mascherine e distanziamento. Oltretutto molte di queste persone vengono da fuori e ci infettano. Non possiamo permettere che in tanti continuino a sfidare il virus, ammalarsi e diffonderlo”.

Dunque “dobbiamo individuare sanzioni dure per gli organizzatori di manifestazioni in cui non si usano le mascherine”, aggiunge Valenti. “Altrimenti il rischio è arrivare in fretta alla zona gialla. Firmerò un provvedimento in cui aggiungeremo piazza Unità d’Italia ai luoghi interdetti alle manifestazioni, almeno fino al 31 dicembre. E lancio un appello: siete liberi di non vaccinarvi, di fare tamponi ogni 48 ore, ma lasciate vivere gli altri”.

Alessandro Della Guglia 

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2 Commenti

  1. Peccato che il rullo compressore significhi etimologicamente un rullo stupratore! Anche a Ts non son certo cuori di leoni, c’è solo la maschera delle Generali tra troppi gaudenti e terroni del nord. Da queste parti si respira meglio ma certo non basta.

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