Agrigento, 1 ago — Un accoltellato di serie B, di cui nessuno — in questi giorni monopolizzati dalla notizia dell’omicidio del nigeriano a Civitanova Marche — parlerà perché la vittima è semplicemente un italiano: parliamo del 40enne di Agrigento finito ieri all’ospedale con ferite da coltello provocate da un immigrato tunisino. La sua colpa? Avere difeso la nipote adolescente molestata verbalmente dallo straniero.

Tunisino molesta ragazzina in centro

Secondo quanto riferito da Agrigento Today, l’uomo stava passeggiando nei pressi di piazza Aldo Moro quando si sarebbe accorto della scena: il tunisino che importunava la ragazzina con frasi oscene. Le solite molestie mascherate da «tentativo di approccio» secondo il classico copione dei balordi di quella provenienza. I fatti di Piazza Duomo a Capodanno o di Peschiera a inizio giugno stanno lì a dimostrarlo. Così un piacevole pomeriggio di shopping per la giovane si trasforma in un autentico incubo.

Interviene lo zio

Per fortuna interviene lo zio, che si precipita per difendere la nipote e allontanare lo straniero. Ne scaturisce una discussione animata che degenera immediatamente in litigio furibondo. Finché il tunisino, per chiudere la «conversazione»  alla sua maniera, estrae la lama e colpisce il 40enne alla coscia. Un fendente fulmineo, che lo colpisce, per fortuna, in una porzione di arto lontana da vasi sanguigni importanti. Poi se la dà a gambe, facendo perdere le proprie tracce.

Lo straniero si dilegua 

Intorno alla scena dell’accoltellamento si radunano subito decine di persone sotto choc. Qualcuno provvede a chiamare le forze dell’ordine e i mezzi di soccorso. Per quanto riguarda la cattura dell’immigrato, all’arrivo dei poliziotti della sezione Volanti della Questura è già troppo tardi: inutili i tentativi di setacciare la zona, l’aggressore non ha lasciato tracce. Il ferito, nel frattempo, è stato soccorso da un’autoambulanza del 118 e trasferito all’ospedale San Giovanni di Dio dove i medici gli hanno suturato la coscia. L’uomo non è risultato essere in pericolo di vita.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Vien da pensare cosa sarebbe accaduto se il fatto fosse datato Sicilia anni ’50/’60; forse, togliamo il forse, manco osava.

  2. La massima diffusione di queste notizie è doverosa per contrastare lo streaming dominante e la strumentalizzazione non solo della politica di sinistra (accezione “centro” strumentale) ma della ormai “naturale” asservimento della (dis)informazione dei principali organi di stampa e media televisivi.

  3. E’ la loro cultura. E’ la loro religione. E’ la loro tradizione. Sanno vivere solo così e non sapranno mai vivere come noi; al contrario riusciranno ad insegnare a noi a vivere come loro. Aiutateli a tornare a casa e se non vogliono tornare a casa convinceteli, con le buone, con le cattive, con le pessime, con le terribili .

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