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Roma, 3 nov – «Non è possibile dover riprogrammare la propria vita ogni settimana con un nuovo Dpcm. Siamo in una situazione in cui non ci è concesso pensare al di là delle 24 ore. E questo è devastante, psicologicamente e socialmente».

Una giravolta alla settimana

Ogni singolo cittadino italiano può oggi ritrovarsi specularmente nelle parole della microbiologa Maria Rita Gismondo, impiegata presso l’ospedale Sacco di Milano. All’alba del terzo Dpcm in poco più di tre settimane, tra le estenuanti giravolte, i cambi di direzione, la guerra sull’orario del coprifuoco e il braccio di ferro esecutivo-Regioni, le conferenze stampa a sorpresa, gli italiani massacrati nella sfera emotiva e in quella economica si interrogano: «di che morte dobbiamo morire questa settimana?», e non stiamo parlando del Covid-19.

Programmare e attenersi ai programmi

Gismondo chiede quindi «che si faccia una programmazione seria». Bisogna innanzitutto «porsi un obiettivo». Non è possibile, in sunto, disporre nuove misure ogni sette-otto giorni, rincorrendo i numeri del contagio senza nemmeno avere il tempo di constatare la loro efficacia. «Ci sono calcoli di valutazione del rischio a disposizione», modelli «che ci possono mostrare i diversi scenari possibili». La parola chiave è programmazione, «altrimenti è veramente la fine, psicologica e sociale oltre che economica».

Il lockdown ammorbidisce il virus, non lo sconfigge

«Le misure che si stanno adottando in termini di mini-lockdown, di chiusure di alcune aree o attività piuttosto che di altre, possono essere comprensibili», ammette, Questo, però, «se l’obiettivo è quello di ammorbidire l’aggressione del virus. Ma certamente non quello di sconfiggerlo». I Dpcm sono quindi una «soluzione di tipo politico, piuttosto che scientifico, che ovviamente non posso criticare». Quello che la microbiologa chiede è quindi «programmazione. Al di là degli interventi che si vogliono adottare», ripete la Gismondi, «bisognerebbe porsi come chiaro obiettivo che siano misure coerenti e soprattutto programmate. Continuare a riprogrammare la propria vita, a cadenza settimanale, è devastante» per tutti gli italiani.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Concordo con la dottoressa! Ma voi che siete esperti gentile PRIMATO, sarebbe possibile sui social media di massa-massificanti comunicare con i predetti senza vis polemica ma solo per obiettare?
    Che rapporto c’è tra cittadinio-suddito ed interfaccia telematica?
    Vogliate per cortesia notare sullo sfondo : l’immagine didascalica di un termine un po orwelliano!
    Cordialmente, un lettore ordinario.

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