Roma, 26 apr – Dopo la quarantena torneremo lavorare come prima? Con tutta probabilità no. Confcommercio Lombardia calcola che il 30% delle attività rischia di non riaprire. Ma non sarà solo il mercato a dettare le regole. Luca Carraresi amministratore di un importante negozio di articoli per la casa che ha sede a Cerese, nel comune di Borgo Virgilio, in provincia di Mantova, ha già in mente come sarà il dopo.



La domenica è fatta per l’uomo

“Con la ripartenza rinunceremo alle aperture domenicali” ha spiegato. “Dopo le limitazioni imposte per arginare la diffusione del Covid-19, torneremo, ovviamente, a metterci a disposizione della nostra clientela con una consapevolezza nuova che ha portato a una riorganizzazione delle priorità. Il virus ha costretto le persone a rimanere a casa, facendoci riscoprire il piacere dello stare in famiglia e con i nostri figli e a utilizzare meglio il prezioso tempo libero che, se ben speso, può migliorare la qualità della vita. La folle corsa che tutti stavamo correndo – da quando l’art. 31 del decreto 201/11 del Governo Monti “Salva Italia” aveva liberalizzato gli orari della distribuzione commerciale ben oltre la precedente normativa – aveva completamente obnubilato un importante precetto: la domenica è stata fatta per l’uomo e non l’uomo per la domenica“. Una svolta coraggiosa e in controtendenza che è stata annunciata attraverso una lettera alla cittadinanza.

Cosa ci ha ricordato il lockdown

“Possiamo far sì che una difficoltà diventi un momento di spunto e riflessione per migliorare la qualità della nostra vita. In questi ultimi anni ci siamo abituati, prima come società, e poi come individui, ad avere tutto quello che volevamo quando lo desideravamo. Questo ha portato a negozi aperti sette giorni su sette, orari continuati e ritmi sempre più frenetici e insostenibili per gli operatori, persone private di tempo da dedicare alla propria famiglia. Questa pausa forzata, che ci ha costretto ad un isolamento totale, ha contribuito a cambiare il nostro modo di vivere la quotidianità, e a capire che qualsiasi forma di cambiamento in fondo è possibile. Si possono fare passi in avanti, ma anche qualcuno indietro e la vita prosegue comunque, anche se con ritmi e modalità differenti, forse migliori. Abbiamo dovuto abituarci in breve tempo a non poter avere tutto disponibile subito e a capire che ogni nostra scelta ha degli effetti sugli altri. E che in tutto questo abbiamo anche delle importanti responsabilità”.

Rimettere l’uomo al centro

“Pensiamo che sia necessario ritornare ad una dimensione più umana. Fatta di rapporti umani e di tempo. Da trascorrere a casa, con la propria famiglia, o nel modo in cui si decide liberamente. L’importante è avere più tempo per noi, per ritornare a mettere l’uomo al centro, non solo come consumatore. Consumatori sì, ma soprattutto persone. Ci siamo fermati e abbiamo fatto questa riflessione, pensando alla nostra vita, ma anche a quella dei nostri collaboratori, che da anni sono al nostro fianco e che insieme a noi costituiscono la nostra grande famiglia. Abbiamo così deciso di tornare a tenere chiusa l’attività di domenica. E di offrire l’orario continuato il sabato, per essere sempre vicini alle necessità dei clienti che hanno la possibilità di fare acquisti in negozio solo in questa giornata. Speriamo che altre aziende ci seguano in questa nuova scelta che può sembrare anacronistica, ma riteniamo che sia necessario rendersi conto che siamo tutti tenuti ad una forma di responsabilità sociale. Solo con la condivisione e la coesione si può cambiare il futuro di una collettività e possiamo approfittare di questo momento per migliorare la qualità del tempo e della vita stessa, ritornando a valori più umani. Sono proprio i piccoli cambiamenti, quelli che vengono dal basso, che possono cambiare il mondo. E le singole persone, in tutto questo, sapranno fare la differenza”.

Antonietta Gianola

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2 Commenti

  1. Aggiungerei che l’auspicato beneficio economico che sarebbe dovuto derivare dalle aperture domenicali, in realtà non pare ci sia stato considerando che, nonostante la possibilità di lavorare 4 giorni in più al mese (quindi incrementando il tempo lavorato di oltre il 10%), circa un terzo degli esercizi commerciali rischia di non riaprire a causa di 2 soli mesi di chiusura. Questo dimostra tutta la fragilità di un’economia priva delle possibilità di accumulare le riserve necessarie per superare questa crisi.

    PS: per favore, non cancellate i miei commenti. Non offendo mai nessuno, eppure quello che scrivo smette di apparire dopo poco tempo dalla pubblicazione. Grazie.

  2. Napoleone , divenuto Primo Console, ristabili’ la religione cattolica e la Domenica di riposo che erano stati aboliti dalla rivoluzione.La Domenica era stata sostituita con un giorno di riposo ogni 10 giorni.Il popolo fu feliccissimo perchè dopo 6 giorni di lavoro erano abituati e felici di potersi riposare almeno un giorno!!
    Viva la Domenica di riposo!!

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