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Roma, 26 apr – Passeggiata sulla spiaggia e bagno per i residenti in località marine: si o no? Il sito del governo pubblica quello che vorrebbe essere un chiarimento sulla possibilità di farsi una nuotata al mare, nei fiumi o nei laghi, ma che rischia di confondere ulteriormente i cittadini e portarli ad avere contenziosi con le forze dell’ordine che saranno chiamate ad applicare le normative secondo criteri arbitrari. Nella sezione Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo, è apparsa ieri sera la risposta a un cittadino che aveva chiesto: «Abito in un luogo di montagna/collina oppure in un luogo di mare/lago/fiume, mi è consentito fare una passeggiata in montagna/collina o in riva al mare/lago/fiume?».

Questa la sibillina risposta degli uffici del governo: «Sì. È sempre possibile svolgere l’attività motoria in prossimità della propria abitazione principale, o comunque di quella in cui si dimora dal 22 marzo 2020, con la conseguenza che è ammesso, per coloro che abitano in luoghi montani, collinari, lacustri, fluviali o marini – e sempre che non si tratti di soggetto per il quale è fatto divieto assoluto di mobilità in quanto sottoposto alla misura della quarantena o risulti positivo al virus – effettuare tale attività in detti luoghi (ivi compreso fare il bagno al mare/fiume/lago) purché individualmente e comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona». Il governo non specifica però il significato di «in prossimità»: un km da casa è prossimità? Quattrocento metri? Chi può dirsi al sicuro da droni e multe? Il sito non lo specifica. Dovremo attenerci al buon cuore di polizia e carabinieri.

Ancora: «Resta fermo che deve trattarsi esclusivamente di attività effettuate senza che occorra allontanarsi dalla propria abitazione e senza che si renda quindi necessario l’utilizzo di mezzi di locomozione pubblici o privati, né significativi spostamenti». Quanto significativi? Quindi il permesso di passeggiare sulla spiaggia lo avrà solo chi abita fronte mare? Tutti interrogativi che cadono nel vuoto. «Sono fatti salvi, peraltro, diversi e più stringenti divieti imposti su base locale perché giustificati da specifiche situazioni territoriali. La sussistenza delle condizioni in questione (attività motoria svolta in prossimità alla propria abitazione) potrà essere giustificata con autocertificazione, se gli agenti che fanno i controlli la richiedono».

Aldo Milesi

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3 Commenti

  1. Ma la pipi’ si puo’ fare?O serve il certificato di un consigliere comunale?Presentando si intende documento o patente?

  2. bene ricordare che nell’ultimo dpcm che ESPLICITAMENTE annulla i precedenti non si parla più di autocertificazione,tranne per quanto concerne gli ingressi dall’estero;

    ultimo dpcm attualmente in vigore fino al 3 maggio.

    nonostante questo,nel sito governativo (sezione FAQ) si continua a parlare di autocertificazioni come se la fonte del diritto non fosse più una fonte ufficiale,per quanto solo amministrativa possa essere.

    ennesima dimostrazione di un governo di dilettanti allo sbaraglio,incapace di capire persino i provvedimenti emanati da sé medesimo.

  3. Confusione che alimenta il mostro, rappresentato dal vorace baraccone autoreferenziale della giustizia (minuscolo) italiana. Sentenze, ricorsi, appelli, amnistie, scarcerazioni che fanno comodo solo ai delinquenti e a chi ci campa… sono pure questi posti di lavoro! Uno schifo! C’era più certezza del diritto nel medioevo (legata alla casta di nascita) o nel far west (legata alla velocità nell’estrarre il revolver)!

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