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Roma, 30 mar – Emerge dalla cronaca che, prima dell’Associazione nazionale magistrati, ossia il sindacato della magistratura, fu l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a invocare una corsia preferenziale per vaccinare i magistrati italiani. In una lettera inviata l’8 febbraio 2021 al dipartimento Protezione civile, l’allora ministro, già in procinto di far le valigie, chiedeva “di includere tutti gli operatori del comparto giustizia, attività essenziale e di rilievo costituzionale, tra quelle cui assegnare priorità della distribuzione del vaccino anti-Covid”. Certo, da Bonafede ci si può aspettare qualsiasi castroneria non solo politica ma anche logica. Difatti è illogico ritenere la magistratura parte essenziale della crisi prodotta dai lockdown. O i magistrati sarebbero stati ritenuti così importanti per poter discutere delle multe fatte dalle autorità a chi cercava piccoli spazi di libertà?



Vaccino ai magistrati, una richiesta indecorosa

Ironia a parte, l’aspetto serio della vicenda riguarda il dopo, ossia il presente, nonché il comunicato emesso dalla stessa Anm col quale essa richiede di far vaccinare i magistrati in via prioritaria, pena il rallentamento dell’attività giudiziaria. La quale, come per tutte le attività, potrebbe rallentare ove un numero cospicuo di magistrati risultasse contagiato e quindi inabile al lavoro. Ma non di certo in via preventiva, la quale, nella migliore delle ipotesi rappresenta una scusa per scansare il rischio del contagio, e nella peggiore invece rappresenta un ricatto bell’e buono: se non ci inoculate le preziosi e carenti dosi, noi appendiamo momentaneamente la toga. Di indegni scioperi della pubblica amministrazioni ne abbiamo visti negli ultimi mesi, dunque niente di nuovo.

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Dopo le polemiche, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, ha fatto parziale marcia indietro. “Quella nota – ha detto Santalucia a RaiNews24 – non era una richiesta di vaccinazione prioritaria della corporazione dei magistrati. Abbiamo detto che in un periodo in cui si chiude l’Italia di considerare che l’udienza è un luogo di esposizione a rischio. Salutiamo con favore la notizia della proroga dell’attività emergenziale ma può non essere del tutto soddisfacente. Ci sono settori di attività giudiziaria che continuano in presenza fisica in situazioni logistiche non adeguate

Nessuno motivo valido 

Sta di fatto che non esiste un motivo perché questa categoria di persone venga prima di altre che ugualmente si trovano ogni giorno esposte al rischio del contagio, oltretutto percependo stipendi decisamente più esigui e dovendo sottostare alle logiche del mercato e ai pruriti sovietici di governi e ministri che pensano di poter governare l’economia italiana a suon di decreti. Per il paese reale non vi è priorità e non vi è sindacato superpotente disposto a perorare la sua causa. Per il paese reale sembra esserci soltanto un vortice di punizioni per dei peccati che evidentemente abbiamo commesso nella nostra passata vita. Il ricatto, il paese reale, lo subisce quotidianamente.

E non solo dal governo, ma anche da una parte della magistratura che ha abdicato da tempo ai suoi doveri di indipendenza e imparzialità preferendo sbracarsi nel contesto forcaiolo che da Tangentopoli prevede una magistratura militante e politicizzata, capace di intervenire nel dibattito pubblico e priva di qualsiasi freno. In questo gran puttanaio l’ex ministro Bonafede si è inserito perfettamente con la sua insipienza giustizialista, la quale gli ha permesso di perorare la causa di una casta che ormai non si dà nemmeno il disturbo di indossare la maschera.

Lorenzo Zuppini

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