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Roma, 24 ago – Non fosse per il mugugno che tengono da sempre, verrebbe da chiedergli se lo fanno apposta. Chi è Mattia Santori, portavoce nazionale delle sardine? Un niente travestito da oracolo, rispondiamo. Su Facebook, invece, il profilo ufficiale delle sardine dà una risposta diversa. Scrivono, nella sua biografia ufficiale comparsa due giorni fa, che la sua è una vita vagabonda, caratterizzata non solo da lunghi viaggi in bici con gli amici, ma anche da vere e proprie emigrazioni in altri paesi. Essendo notoriamente un tipo rompipalle, lui non gira per divertirsi. No, lui va sette mesi in Francia per studiare, altrettanti in Grecia per inseguire l’amore, poi Venezuela, Colombia ed Ecuador per poi tornare a casa forgiato alla diversità. Poi, raccontano, una volta tornato a Bologna, Santori ha iniziato a viaggiare con la mente perché lui è un sognatore, un vulcano di idee, di emozioni, di visioni e di prospettive.

Neanche cuoco

E qui torna la domanda iniziale: ma lo fanno apposta per stare sul gozzo a chiunque legga questa idiozie oppure non si rendono conto della caterva di banalità con cui si riempiono la bocca? Probabilmente è un misto di entrambe le cose, sia perché nelle menti ottenebrate di costoro alberga l’idea di fare un movimento politico per pochi, estremamente elitario e tremendamente chic, e sia perché questi pescetti sott’olio non hanno la minima idea della realtà che li circonda. Né da un punto di vista politico, né da un punto di vista ideologico. La loro essenza, la loro linfa è tutta racchiusa nella biografia di Mattia Santori: i professori gli consigliavano il liceo, lui scelse la scuola alberghiera e dopo cinque si accorse che gli mancava solamente la passione per la cucina. Lo spessore, ma soprattutto la percezione del mondo che lo circonda, è questo. E non poteva mancare l’immancabile Erasmus, l’esperienza altamente formativa a zonzo per l’Europa alla ricerca di una lingua da imparare, qualche ragazza con cui divertirsi e due o tre esami da recuperare sostenendoli lontano da casa, raccontando a chi ti sta finanziando tutto ciò che un giorno sarai un uomo migliore grazie a questo viaggio. Nessuno che dica che un Erasmus interessante potrebbe tornare ad essere la leva obbligatoria.

Lanciatore di frisbee

D’altronde è più comoda la dispersione generale e lo sfilacciamento dalle proprie radici. E anche dalla realtà: insegna, Santori, a giocare a frisbee. Il curriculum potrebbe anche chiudersi qui. No, il suo continua, e inizia con la santificazione del prode Santori. I redattori di questa barzelletta asseriscono che “da mesi vive il peso di una responsabilità enorme” perché “tante persone si aspettano tanto da lui e la sensazione di non fare abbastanza lo divora”. E su questo punto potremmo addirittura concordare: in mesi e mesi di rotture di palle è riuscito a partorire cinque punti programmatici riassumibili nel fatto che tutti dobbiamo far ciò che vuole lui. Soprattutto se non la pensiamo come lui. Ma “nonostante i suoi occhi stanchi, capisci al volo che Mattia è profondamente innamorato di quello che sono le sardine e di quello che potrebbero diventare”: tendenzialmente un condimento per gli spaghetti.

Nientologo

Mattia Santori, si apprende dal suo curriculum, non lavora, ricerca, insegna a lanciare il frisbee, libera l’Italia dal razzismo ma continua immancabilmente a non lavorare. Si sentirà stressato perché effettivamente questo suo ristorante per pochi si sta rivelando un ristorante per nessuno, dato il menù osceno che i suoi adepti presentano ogni qualvolta si affaccino sulla scena pubblica. Anche perché se la pretesa iniziale è di pretendere di annichilire chiunque ti si opponga, è assai probabile che il progetto naufraghi. E dopo ogni tempesta arriva l’arcobaleno. Come quello che circonda la testa di Santori e verso il quale il prode eroe si sta muovendo. Sembra che il messia si sia degnato di metter piede in questa valle di lacrime, ma che per adesso si stia più che altro annoiando. Fa niente, l’acqua già bolle.

Lorenzo Zuppini

2 Commenti

  1. Andiamo un po’ oltre a Mattia Santori. Questo trentenne o poco più risulta anche laureato con una tesi sulla Tav ed implicazioni social-economiche e lavora per una azienda Rie che si presume correttamente innovativa. E’ una figura di questi tristi tempi piuttosto normale, grazie anche ad una provenienza sociale privilegiata.
    Dove è quindi la vera questione?! La vera questione verte sugli studi da cui proviene, testi, professori (sic), che lo hanno “forgiato” affinché diventasse, come quasi tutti, utile (attivamente o passivamente) alle prospettive tecnico-scientifiche in forzato divenire. In modo acritico perché così fanno o devono fare tutti! Il problema è nelle Università! Non prendiamocela sempre con i “sottoprodottI”.

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