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Roma, 19 apr — E’ una vera e propria guerra al catastrofismo e all’attitudine «rigorista» di molti dei suoi colleghi quella che sta conducendo il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia. Una guerra contro lo strapotere assunto dai cosiddetti «tecnici» che si sono letteralmente sostituiti alla classe politica prendendo, di fatto, le decisioni che spettavano al governo. «Sono stati commessi errori dalla comunità scientifica, dalle autorità regolatorie, dalla politica che ha balbettato. Non ha deciso subito e si è nascosta dietro i tecnici, che non devono decidere. Noi siamo ancora in guerra, vogliamo capirlo o no? Il capo dell’armata deve decidere, ascoltando i suoi ufficiali».



Vaia contro i menagrami

Ospite alla puntata di ieri di Domenica In, interviene a 360° sull’universo-Covid. «Nessun vaccino elimina del tutto la contagiosità o la mortalità con percentuali altissime, ma rischio zero non c’è per nessun vaccino. Ai cittadini dico “fidatevi”: se siete prenotati con il vaccino AstraZeneca, fatelo», dice. Poi Vaia si rivolge alla comunità scientifica, in particolare a tutti quei virologi che ogni giorno dettano l’agenda occupando militarmente lo spazio mediatico. «Cari colleghi, vi supplico, smettetela di dire ‘le mie perplessità’. Si finisce per disorientare il pubblico. I colleghi menagrami non li sopporto più», aggiunge riferendosi a chi preconizza scenari catastrofici.

E’ necessario stare all’aperto

Vaia torna poi sulle aperture e l’allentamento delle restrizioni, argomento sul quale insiste da tempo. E’ necessario stare all’aperto perché «All’aperto la contagiosità è ridotta a percentuali ridicole, io sono d’accordo con il presidente Draghi», dice riferendosi alla svolta annunciata dal premier. Infine interviene sul nodo dei trasporti. «Il governo sia condottiero, investa su trasporti e scuola. Stiamo facendo benissimo ad aprire, il tema è investire per andare avanti lungo questa strada. Guai ad una società che non fa rientrare i ragazzi a scuola: bisogna aumentare le aule, mettendo 10 ragazzi in una classe e non 20».

Cristina Gauri

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