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Milano, 24 mar – E’ stato intercettato al porto di Ancona un carico di pezzi di ricambio per respiratori polmonari, preziosissimi in tempo di epidemia di coronavirus: imballato e caricato su di un Tir, era già pronto per l’imbarco che dì a poco sarebbe partito per la Grecia. Il tutto di nascosto, all’oscuro delle autorità: perché così come non è permesso vendere le mascherine all’estero, lo stesso vale per i respiratori e i pezzi che permettono il funzionamento di tutte le macchine salvavita.



L’intervento della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle dogane del porto di Ancona ha scongiurato che il vitale carico venisse imbarcato e finisse in un altro Paese, sottraendolo ai bisogni e alle esigenze della sanità italiana. Le Fiamme Gialle, proprio in quel momento, si trovavano impegnate in un’attività finalizzata al controllo del rispetto dell’ordinanza della Protezione civile che vieta alle imprese di vendere all’estero i dispositivi medici di cui necessitano le strutture sanitarie italiane, in particolare gli strumenti di ventilazione utilizzati in terapia intensiva.

I militari si erano accorti dell’anomalia poco prima che il camion salisse sulla nave, oramai pronta alla partenza per la Grecia. Intimato l’alt e ordinato di aprire i portelloni sul retro del mezzo, si sono ritrovati davanti 1840 componenti di respiratori, che sono stati poi prontamente riassegnati alla Protezione civile per destinarli al giusto utilizzo nelle strutture sanitarie impegnate nella cura dei pazienti affetti da coronavirus. «Quelli che sono stati sequestrati erano circuiti per respiratori – spiegano dal comando provinciale delle Fiamme gialle di Ancona – Si tratta di preziose apparecchiature per collegare i respiratori ai pazienti, sia a quelli adulti che ai bambini. Il circuito respiratorio rappresenta l’interfaccia diretta con il paziente, di conseguenza un elemento chiave dell’intero sistema di anestesia e ventilazione».

Il carico proveniva dal Milanese, ed era stato venduto da un imprenditore lombardo a una società greca. E’ quindi scattata la denuncia per il titolare dell’impresa, reo di aver violato l’ordinanza del capo della Protezione civile, la numero 639, firmata il 25 febbraio, che vieta «la vendita all’estero di dispositivi di protezione sanitaria e anche degli strumenti e dei dispositivi per la ventilazione meccanica dei pazienti con patologie respiratorie».

Cristina Gauri



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