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Cosenza, 3 set – E’ salita la tensione ad Amantea, in provincia di Cosenza, dopo che ieri circa 3mila cittadini si sono riversati in strada per protestare contro la presenza, nel centro di accoglienza cittadino, di 25 immigrati risultati positivi al coronavirus. 

La notizia era contenuta ieri nel bollettino sanitario, riportato da AdnKronos: «I casi intercettati a Cosenza sono in totale ventinove; ventitré sono riconducibili al centro di accoglienza per migranti di Amantea, quattro sono provenienti dal centro di accoglienza di Rende ed uno è un contact tracing di un soggetto residente fuori regione. Il restante caso è un soggetto autoctono». In serata è arrivata la notizia di altre due positività al tampone, sempre tra gli immigrati ospiti della struttura, che si sono così aggiunte alle precedenti 23.

Tanto è bastato per scatenare la rabbia dei cittadini di Amantea: lo stabile dove sono stati allocati gli immigrati, il centro Ninfa Marina, è posto in pieno centro. I residenti si sono quindi riversati in strada, bloccando la Statale 18 e chiedendo spiegazioni al commissario straordinario che regge il comune da fine gennaio a seguito delle dimissioni del sindaco, Mario Pizzino. Il focolaio era emerso alcuni giorni orsono, quando tre immigrati erano risultati positivi al tampone. Da lì si era provveduto a sottoporre a test tutti gli altri ospiti del centro, fino alla scoperta di ieri. Nella conta sono compresi anche 13 pakistani, con positività già conclamata, trasferiti al Ninfa Marina l’altro ieri. A quel punto è scattata la protesta.

Difficile non mettersi nei panni dei cosentini, dal momento che nelle ultime 24 ore i due terzi dei nuovi casi di Covid calabresi si sono registrati proprio nei centri di accoglienza. A questo si aggiunge la fuga di un giovane nigeriano, positivo al tampone, dallo stesso Cas di Amantea. L’immigrato è stato fortunatamente rintracciato e raggiunto in breve tempo dalle forze dell’ordine. La tensione rimane tuttavia altissima.

Cristina Gauri

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