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Ventimiglia, 30 set – Derubato del giaccone – con tanto di fascia tricolore – durante un’intervista sull’ordinanza mascherine. E’ successo a Gaetano Scullino, primo cittadino di Ventimiglia, che si è visto sottrarre il soprabito – appoggiato su di una panchina a tre metri di distanza – mentre stava rispondendo alle domande della giornalista Alessandra Boero sulla sicurezza e il rispetto delle normi anti-Covid a Ventimiglia.

Scullino, che era appena tornato dalla Francia per una cerimonia religiosa, si trovava con la troupe di Primocanale di fronte a piazza del Comune. Prima dell’intervista si era tolto la giacca e l’aveva lasciata su di una panchina, per poi spostarsi di alcuni metri e rispondere alle domande dell’emittente. Ed è stato proprio durante la diretta che Scullino si è reso conto del furto. Il sindaco a quel punto è uscito dall’inquadratura, senza più badare alle domande della Boero, che lo ha afferrato per un braccio nel tentativo di riportarlo davanti alla telecamera, esclamando: «Mi scappa il sindaco». Al primo cittadino di Ventimiglia non è rimasto che constatare l’ovvio: «Mi hanno portato via il giaccone». E poi ha aggiunto, forse per sdrammatizzare: «Vi mando il conto». Il video non mostra la sequenza del furto, ma di fatto il giaccone e la fascia tricolore sono scomparsi.

Scullino stava esponendo i contenuti dell’ordinanza che obbliga di indossare la mascherina, giorno e notte, anche quando ci si sposta all’aperto. La decisione è stata presa dall’amministrazione dopo aver appreso dell’aumento dei contagi in Francia e in seguito all’inserimento delle vicine Alpi Marittime nella «zona rossa» francese. «Ero tornato da La Turbie, sopra Montecarlo, per assistere alla cerimonia di insediamento del parroco Pasquale Traetta, che dopo alcuni anni trascorsi prima a Sanremo prima e poi nella vicina Airole, si è trasferito nel Principato – ha raccontato Scullino a Riviera24 –. Non mi interessa tanto del giaccone, che varrà poche centinaia di euro, quanto della fascia», per la quale sporgerà denuncia. «Non vorrei mai che qualcuno possa farne cattivo uso».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. bei tempi,quando di immigrati non se ne vedeva uno.
    sono trent’anni che complice l’immigrazione selvaggia e la costante narcolessia dei magistrati
    non puoi più togliere gli occhi da qualcosa che subito te la fregano…
    tutto quello che non è chiuso,serrato,blindato,illucchettato,inchiavardato
    e sorvegliato sparisce in un amen
    perchè c’è SEMPRE qualche disperato che vive di espedienti,
    che come giri l’occhio ti frega.

    qui in italia non avevamo molto….
    non ci sono grandi aziende,grandi tecnologie,
    grandi materie prime,
    un tenore di vita elevato.
    tutto quello che avevamo,era UN CERTO STILE DI VITA….
    rilassato,senza doversi preoccupare eccessivamente
    per le nostre proprietà…
    per la nostra sicurezza personale,
    per i nostri figli e figlie,
    per il nostro avvenire,
    per la nostra vecchiaia.

    grazie ai bastardi che premono per l’immigrazione selvaggia,
    se ne è andato a MERETRICI pure quello.

    grazie,bastardi…
    GRAZIE.

    un giorno di questi la misura sarà colma:
    salterà la mosca al naso….
    A TROPPI,CONTEMPORANEAMENTE….
    e non la farete franca:
    verremo a ringraziarvi,per aver rovinato anche quel poco di buono che c’era
    nel nostro paese.
    CONTATECI.

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