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Nagorno-Karabakh, il conflitto si allarga: ora Erdogan fa la guerra a Putin

by Eugenio Palazzini
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Nagorno-Karabakh, Turchia

Roma, 30 set – “L’Azerbaijan è in grado di liberare le proprie terre da solo, ma se vuole il sostegno della Turchia per risolvere questo problema della regione separatista del Nagorno-Karabakh, noi saremo al suo fianco”. E’ quanto dichiarato ieri dal ministero degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che ha così ribadito la disponibilità di Ankara a sostenere militarmente gli interessi di Baku nel conflitto contro Erevan. Nulla di sensazionale, la posizione della Turchia è nota a tutti. C’è però una sostanziale differenza tra la realtà e quanto affermato da Cavusoglu, perché la realtà ci dice che la Turchia è già intervenuta militarmente al fianco dell’Azerbaijan. Lo ha fatto da subito inviando mercenari jihadisti, spostandoli dal nord della Siria dove combattevano contro curdi ed esercito di Damasco, e ha proseguito nelle ultime ore con attacchi mirati effettuati nello spazio aereo armeno.

L’aereo abbattuto

Ieri il ministero della Difesa di Erevan, mentre quello di Ankara ventilava l’ipotesi di un intervento militare al fianco degli azeri, ha denunciato l’abbattimento di un Sukhoi-25 (pilota ucciso) armeno da parte di un F-16 turco. Un’operazione mirata, appunto, compiuta proprio nello spazio aereo dell’Armenia. Shushan Stepanyan, portavoce del ministero armeno, ha poi detto che diversi F-16 turchi sono stati dispiegati nelle operazioni di attacco contro l’Armenia nell’area di Artsakh, nome con cui gli armeni chiamano il Nagorno-Karabakh. Ma non è tutto, perché la Turchia ha già messo a disposizione da tempo jet militari e droni Bayraktar all’Azerbaijan. Sono tutti mezzi sofisticati che Baku utilizza per colpire gli insediamenti armeni e le unità di terra dislocate in varie zone del Paese, non solo nella provincia separatista del Nagorno-Karabakh.

Uno schema già visto

Il governo turco è corso a negare l’abbattimento dell’aereo da guerra armeno, direttamente tramite Fahrettin Altun, portavoce del presidente Erdogan. E quello azero non ha esitato a dire la stessa cosa, liquidando la notizia dell’abbattimento del Sukhoi-25 come “del tutto falsa”. Non solo, Hikmet Hajiyev, portavoce della presidenza azera per la politica estera, ha pure ironizzato provocando gli armeni: “Devono controllare i loro radar, se ne hanno. Non è decollato un unico Su-25 dal territorio dell’Armenia“.

Sta di fatto che in questa regione del Caucaso è in atto una guerra affatto latente tra Turchia e Russia. Lo schema è esattamente lo stesso già collaudato, e tutt’ora riscontrabile, in Siria e in Libia. Ankara sostiene la parte nemica di Mosca e viceversa. Il Sukhoi-25 che Erdogan avrebbe fatto abbattere nei cieli armeni è d’altronde di fabbricazione russa. I sovietici lo chiamavano Grach, corvo, ed è uno degli aerei militari che l’Armenia – come altre nazioni alleate della Russia – ha ricevuto più volte in dotazione, l’ultima volta a maggio scorso. Il conflitto in Nagorno-Karabakh non è insomma una mera questione regionale, anzi.

Eugenio Palazzini

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