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Roma, 28 ott – Lo hanno scritto, confermato in tutte le salse e su ogni organo di stampa, – persino quelli più «governativi» e allineati come Corriere, Messaggero e La Stampa: le famigerate «vetrine rotte» e le varie devastazioni avvenute a Milano e Torino nel corso delle proteste contro il nuovo Dpcm sono opera per lo più di immigrati di seconda generazione, soggetti estranei alla politica o, al massimo, appartenenti all’area anarchica-antagonista.

La cronaca parla chiaro

Lo testimoniano i numeri del capoluogo lombardo: a Milano diciotto arrestati sono italiani e dieci stranieri, nessuno dei quali appartenente a gruppi politici conosciuti. L’unica persona denunciata che fa riferimento a una chiara ideologia è una ragazza anarchica. A Torino tra gli 11 arrestati e i 5 denunciati per le devastazioni del centro cittadiono – con attacchi alle forze dell’ordine e la tristemente nota «vetrina di Gucci» saccheggiata – almeno 6 sono stranieri. Ne parla stamattina la Stampa, che oltre ai due egiziani fermati menziona i nomi ben poco italiani di Nizar Haddouni, George Luca Hooper, Yohannes Giamaico, Franco Alejandro Pereyra.

Ma la colpa è dei fascisti

La cronaca dei due capoluoghi, quindi, smentisce clamorosamente la narrazione delle star del giornalismo progressista (Lerner e Berizzi in testa) e del Pd che ieri, di primo mattino, si erano precipitati ad accollare i fatti di domenica sera ai «fascisti». Nessuna «barricata fascista», nessuna «azione pianificata» con «l’estrema destra». Viene quindi da chiedersi se le suddette e il Partito democratico stesso li leggano, i giornali, oppure se semplicemente preferiscono rimanere in mala fede attaccati alla narrazione primaria della reductio ad Hitlerum, tralasciando volutamente di capire le ragioni della rabbia popolare.

Ma il Pd li legge i suoi giornali?

Sì perché nonostante i vari debunking e le smentite, tutt’ora sui canali social di Lerner e Berizzi campeggia l’accusa all’ultradestra, come la chiamano loro, e il Pd ha rincarato la dose una decina di ore fa – quando cioè a tutti era chiaro che non era in alcun modo possibile addossare la responsabilità a questi «fascisti» – ricondividendo un post d’accusa del responsabile della comunicazione dem Marco Furfaro: «Perché sono loro, i fascisti, a sfasciare le vetrine. Sono loro, i fascisti, a cercare la guerriglia con la polizia. Sono loro, i fascisti, a spegnere le voci di chi è disperato con il rumore delle bombe carta», tuona. «A quei rumori bisogna dare risposte giudiziarie. A quelle voci, però, occorre dare risposte politiche. Perché la vetrina di un negozio la si può ripulire il giorno dopo. Per il disagio sociale, invece, non c’è scopa che tenga». In allegato al post, la foto di un gruppo di giovanissimi – dalla pelle alquanto olivastra! – immortalati mentre sfasciano un dehor torinese.

Fumo negli occhi

C’è quasi da capirli. Arroccati nel loro castelletto, avulso da qualunque forma di contatto con la realtà, dopo essersi resi responsabili, per mesi, dell’adozione di provvedimenti che stanno mandando sul lastrico migliaia di famiglie, iniziano forse ad avere consapevolezza del conflitto sociale che va montando nelle piazze e non possono che gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica. E per fare questo, cosa c’è di meglio del sempreverde «pericolo fascista»? Purtroppo per loro però, la gente si fa incantare molto di meno e la rabbia montante fa attecchire poco certe boutade sul fascismo, palesemente contraddette dalla realtà immortalata in decine e decine di video e filmati.

Cristina Gauri

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