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Roma, 28 ott – Giuseppe Conte prova a calmare le piazze italiane con il decreto Ristori. Stavolta il premier garantisce che i soldi arriveranno subito, entro metà novembre, visto che i cittadini stanno scendendo in piazza esprimendo tutta la rabbia per il coprifuoco e per un Dpcm che spezza le gambe all’economia. Ma i soldi promessi sono pochi. In conferenza stampa Conte e compagni giallofucsia assicurano che i bar chiusi per decreto, che durante il lockdown hanno ricevuto 2 mila euro, ora avranno 3 mila euro. Per i ristoranti, che con la serrata generale hanno avuto 13 mila euro, il ristoro previsto è di 26 mila. Per le palestre a quanto pare si passerebbe da 3 a 4 mila euro. Una serie di esempi per dimostrare che hanno fatto i compiti. Ma in verità la “mancetta” elargita si perde in una serie di misure che non vanno ad aiutare chi è stato colpito dal coprifuoco.

I ristori diretti ai settori colpiti non bastano a coprire le perdite

Nel dettaglio, il decreto Ristori stanzia 5,4 miliardi di euro. Ma parte di questa somma andrà a copertura dei conti 2021, e quindi non andrà a ristorare la perdita degli esercizi commerciali prevista con la chiusura (almeno) fino al 24 novembre. In questi soldi tra l’altro sono comprese spese – come quelle per aumentare i fondi per le forze di polizia nazionale e locale – che non andranno ad aiutare le categorie colpite. A conti fatti, inoltre, un mese di serrata generale per bar e ristoranti costa molto di più di quanto effettivamente stanziato dal governo, con perdite per circa 4,9 miliardi. Senza tenere conto dei circa 2 miliardi investiti dal settore per adeguarsi ai protocolli di sicurezza: soldi buttati visto che ora Conte ha ordinato di abbassare le serrande. Insomma, alla fine il ristoro giallofucsia non copre neanche la metà delle perdite del settore. Anche perché i soldi devono andare anche a tutti gli altri comparti colpiti dal Dpcm, dalle palestre ai cinema, dalle piscine ai teatri, dagli operatori del turismo a quelli del settore sportivo. Ma in quei 5,4 miliardi (che salgono a 6,2 miliardi in termini di saldo da finanziare) ci sono anche la proroga della cassa integrazione (il blocco dei licenziamenti è prorogato al 31 gennaio 2021), i soldi per la sanità, quelli per la scuola.

La protesta continua

Dal canto suo, il premier prova a sedare gli animi, parlando di bonifici diretti sui conti correnti, ma la protesta continua. Oggi sarà la volta della Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi, in piazza in tutti i capoluoghi di Regione per protestare contro il coprifuoco. E nei prossimi giorni, dopo la protesta dei tassisti e delle partite Iva, a scendere in strada a esprimere tutta la loro rabbia ci saranno le altre categorie, oltre che i cittadini. E pure se il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ribadisce che quelle dei cittadini sono “preoccupazioni legittime” per aggiungere subito dopo che pure se “è pesante dopo un anno difficile dover chiudere di nuovo”, tuttavia “è necessario”, in tanti non ci credono più all’allarmismo sul coronavirus.

Adolfo Spezzaferro

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