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Roma, 24 mag — «Anche la Cina sta sicuramente approfittando della crisi economica, sulla cui scia i gruppi finanziari cinesi stanno acquisendo infrastrutture, società strategiche, hotel e immobili prestigiosi, a partire dall’Italia»: è durissimo e impietoso anche questa volta Monsignor Carlo Maria Viganò, intervistato da Maike Hickson per Kultur Magazin. Bersaglio dei suoi strali è stavolta la Cina, a suoi dire uno degli attori principali del Grande Reset — quell’azzeramento radicale di tutte le nostre coordinate politiche, sociali ed economiche che le élite globaliste intendono declinare a loro favore.

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Nell’intervista-fiume tradotta e diffusa sul blog di Aldo Maria Valli, Viganò lancia i suoi strali contro la dittatura cinese definendola «il paradigma di ciò che attende il mondo intero, se l’alleanza tra liberalisti e comunisti viene definitivamente suggellata. La Cina dimostra che la dittatura è l’unica forma possibile per imporre il Grande Reset alle masse, replicando in una forma adattata alla situazione attuale ciò che Mao Zedong ha fatto con la Grande Rivoluzione Culturale negli anni ’60».

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Viganò: “La Cina è il paradigma che ci aspetta”

Un modello, quello cinese, che secondo l’arcivescovo «dovrà essere applicato anche alle nazioni alle quali deve essere imposto il Grande Reset». Per prima cosa è necessario silenziare «il dissenso civile, politico e religioso», soprattutto «quando dimostra la grottesca cospirazione contro i popoli del mondo con valide argomentazioni e prove evidenti». I sintomi, spiega Viganò, ci sono tutti da tempo «in Occidente e nelle nazioni “libere”. Censura spietata sui social media, totale asservimento dei media mainstream, controllo esasperato della vita degli individui, tracciamento dei movimenti e, ultimo ma non meno importante, il cosiddetto “credito sociale”, che è già stato adottato in Cina e che alcuni suggeriscono dovrebbe essere usato anche da noi».

Il credito sociale

Proprio sul credito sociale si sofferma particolarmente l’ex nunzio apostolico, che ne spiega il funzionamento: «viene utilizzato per assegnare a ciascun cittadino un punteggio che ha lo scopo di indicare la propria affidabilità agli occhi dello Stato, sulla base di informazioni possedute dal governo sulla base dell’analisi dei big data riguardanti la condizione economica e sociale dei propri cittadini». Una forma di sorveglianza di massa quindi, «volta a classificare individui e aziende, con la possibilità di escludere individui e organizzazioni dalla vita sociale ogni volta che non rispettano i parametri decisi dal governo. Ogni cittadino viene ricompensato o punito sulla base del proprio comportamento».

Il passaporto vaccinale è la prima forma di credito sociale 

Un credito sociale basso comporta l’esclusione dalle scuole private, «il rallentamento della connessione Internet, l’esclusione da lavori di alto prestigio, la divieto di prenotare soggiorni negli hotel e infine l’immatricolato in una lista di divieto pubblico». Per Viganò è questione di tempo. «Se consideriamo le misure che vengono adottate grazie alla pandemia relativa al “passaporto vaccinale”, mi sembra che il modello cinese sia già in fase di attuazione quasi ovunque».

Cristina Gauri

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