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Roma, 24 ott – Professore emerito di microbiologia e virologia all’Università degli studi di Padova, già presidente della Società europea di virologia, Giorgio Palù può essere considerato, insieme all’infettivologo Matteo Bassetti, una delle voci “dissonanti” rispetto alla gestione – politica e mediatica – della pandemia. Dopo aver, pochi giorni fa, umiliato il suo allievo Andrea Crisanti, è tornato sulle dinamiche odierne della pandemia.

Palù denuncia: “Troppo allarmismo”

Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Palù denuncia il “tanto allarmismo” attorno alla recrudescenza della curva epidemiologica, ma occorre riconoscere che “la circolazione del virus non si è mai arrestata”, se mai aveva rallentato “complice la bella stagione, l’aria aperta, i raggi ultravioletti”, mentre adesso è tornato a farsi vedere “alla riapertura delle scuole. Il problema non è la scuola in sé, ma sono i trasporti pubblici su cui otto milioni di studenti hanno cominciato a circolare. Tenere aperte le scuole – sottolinea – è, però, indispensabile“.

Pur dovendo fare i conti con quella che è a tutti gli effetti una seconda ondata, occorre secondo Palù iniziare ad ragionare seriamente su cosa si intenda per “casi” di positività al virus: “Fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato“, inoltre “queste persone sono state “contagiate”, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano “contagiose”, cioè che possano trasmettere il virus ad altri”. Ecco dunque una possibile griglia interpretativa dello stato in cui ci troviamo: “Quello che veramente conta – prosegue il virologo – è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione. In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste”.

“No a nuovi lockdown”

Da qui la necessità, secondo Palù, di evitare di parlare di nuove strette, ivi incluse forme di lockdown (cui peraltro il governo starebbe pensando, anche se non nell’immediato): “Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria“.

Nicola Mattei

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