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Roma, 12 nov – Nel Lazio il rinvio o la sospensione dei controlli pre-natali durante la prima ondata ha causato un forte aumento – di quasi tre volte – dei bambini nati morti. Mentre sono diminuiti i parti prematuri, forse a causa del «riposo forzato» dovuto al lockdown.

La ricerca

A rivelarlo è uno studio condotto dal professor Mario de Curtis dell’Università Sapienza di Roma e pubblicato dalla rivista pediatrica Archives Disease in Childhood. La ricerca, che si basa sui dati raccolti nella Regione Lazio (popolazione: 5,8 milioni di persone, percentuale nascite: il 10% di tutti i nati italiani), riguarda tutti i dati dei centri nascita del Lazio nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 – quando cioè gli italiani erano prigionieri nelle loro stesse case causa lockdwon –, confrontati con gli stessi osservati nello stesso periodo del 2019.

Una paura fatale

«Si è osservato – scrive de Curtis presentando la ricerca – un aumento di tre volte dei nati morti. Questo dato sembrerebbe essere non l’effetto dell’infezione da Covid-19, anche perché l’incidenza della malattia nelle donne in gravidanza nell’Italia centrale, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, è molto bassa (circa 1 per 1000). Sembrerebbe essere la conseguenza del fatto che molte donne, per paura di contrarre l’infezione in ospedale, non hanno effettuato adeguati controlli in gravidanza». Senza contare le interminabili attese per esami e prestazioni, dovute alla priorizzazione del virus a discapito di tutte le altre patologie e criticità (infarti, ictus, tumori…)

L’aumento dei nati morti è stato segnalato anche recentemente in un ospedale di Londra. Non si conosce l’incidenza del fenomeno nel resto d’Italia, ma non è sbagliato credere che se si prendessero in considerazione i dati Regione per Regione, i risultati potrebbero rivelarsi simili a quelli riscontrati nel Lazio.

Dallo studio emerge una diminuzione dei parti moderatamente pretermine: «Il dato può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa, della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown – conclude l’autore – La prevenzione della natimortalità è un dato che dovrebbe essere tenuto presente nei prossimi lockdown che vengono annunciati». In vista di un altro lockdown – eventualità che sembra ormai, purtroppo, inevitabile – si rende quindi necessaria l’attuazione di piani per prevenire questo tragico effetto sulle nascite. 

Cristina Gauri

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