Roma, 8 mag – La saggezza popolare – nella sua semplicità – spesso c’azzecca: quando a Napoli si dice che chi tene mamma nun chiagne si evidenzia quel legame umano, unico nel suo genere, che si instaura tra la madre e il proprio figlio. Ovvio, penserà il lettore. Mica tanto, viviamo pur sempre nell’era dell’uguale: se il padre è stato ripudiato da un pezzo, l’altra metà della mela non se la passa poi così bene.

In un mondo ovattato in cui tutto deve essere abbassato ad un condizione piatta e orizzontale, ogni termine che supponga differenze, diverse angolature, una possibile condizione di diversità viene combattuto. E in tal senso mamma è una parola potente, altrimenti nel recente passato non avrebbero provato a vomitarci addosso obbrobri lessicali come genitore 1 e genitore 2. Resta la prima pronunciata più o meno volontariamente da ognuno di noi e anche l’etimologia – dal latino matrem, con ogni probabilità derivante dalla radice sanscrita significante misurare, ordinare – riporta alla sua funzione formatrice.

Figli di Venere

Per lo meno in Italia (in quanto ha senso parlare della nostra realtà, non di una generica umanità), il rapporto con tale figura – e di conseguenza con quella del padre – affonda le proprie radici nel mito. Per quanto i romani si ritenessero (da parte di Romolo) figli di Marte, dio della guerra, protettore della terra coltivata e dei suoi prodotti, allo stesso modo si consideravano tali – grazie al sangue di Enea – anche nei confronti di Venere, generatrice e vincitrice. D’altronde anche nel cattolicesimo, religione che accomuna almeno 40 milioni di connazionali, è centrale la figura di Maria. E’ la maternità quindi a metterci in contatto con il trascendente: le donne diventano madri nello stesso momento del concepimento, per l’uomo la realizzazione richiede un percorso diverso. Niente di sconvolgente: differenti per natura, femmine e maschi si completano nella loro complementarietà.

Ipertrofia e rischio scomparsa della mamma 

Tornando a concetti più “immanenti” come si è arrivati al rischio di scomparsa della figura materna? Diversi filosofi decisivi nella preparazione del ‘68 – già impegnati nel “maritare il comunismo con il capitalismo” – evangelizzano l’odio per il padre. Per lo meno nel c.d. occidente, dall’evaporazione di quest’ultimo all’ipertrofia materna il passo è breve.

Come analizzato da Francesco Borgonovo sul finire della sua fatica per Altaforte Edizioni L’era delle streghe, bisogna tenere a mente che la maternità ha due aspetti, uno simbiotico e l’altro di separazione. L’enfatizzazione dell’interdipendenza sta portando alla scomparsa della madre stessa. Non un problema di soli singoli, ma dell’intera società in cui viviamo, basti pensare che attualmente lo stato stesso è una sorta di matrigna ansiosa di controllare dove andiamo, cosa facciamo e in che modo spendiamo il nostro denaro.

Un processo (non) irreversibile

Un lento processo di eclissi amplificato anche da altri fattori, come le campagne a favore dell’utero in affitto – chiamiamolo con il suo nome, se non altro per una questione di logos – o le teorie di genere. Se nella realtà la commercializzazione del materno ha poco da spartire con quella che è in ogni caso un’esperienza di dedizione gratuita, gli studi gender, considerando le differenze sessuali come disuguaglianze da abbattere, mirano più o meno esplicitamente ad eliminare quelli che sono i due punti di riferimento presenti all’interno del focolare.

Consci che ormai la “famiglia tradizionale” è uno dei diversi modelli – ma non l’unico – in cui si possa sviluppare la relazione tra diversi (madre/figlio – padre/figlia) e il rapporto di identificazione (padre/figlio – madre/figlia) resta il fatto che, rispetto alla formazione della personalità, i punti cardinali rimangono il maschile e il femminile. In particolare oggi, giorno in cui si festeggiano le mamme, occorre ribadirlo: solo “salvando” la madre potremmo ritrovare anche il padre.

Marco Battistini

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22 Commenti

  1. Concordo, ma i “proletari” potevano giocarsi solo i figli, i “gender” solo il sesso…
    Questa umiliazione va denunciata, spiegata, combattuta e risolta. Altrimenti l’ uomo armonico con la natura, spiritual-trascendente non esisterà più. Maschio o femmina che sia.

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