ulivi-abbattutiLecce, 18 dic – Un vero terremoto squarcia la coltre di sospetti, ambiguità e censure intorno alla vicenda della Xylella Fastidiosa, il batterio da quarantena “imputato” come responsabile del disseccamento degli ulivi salentini. Con un provvedimento firmato nel pomeriggio di oggi la Procura della Repubblica di Lecce, su ordine del Procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e del sostituto Procuratore Roberta Licci, dispone ” il sequestro preventivo di tutte le piante di ulivo interessate dalle operazioni di rimozione immediata delle piante infette previste in esecuzione del Piano di intervento” del Commissario straordinario Giuseppe Silletti. Allo stesso Silletti, ai professori Donato Boscia, Maria Saponari e Franco Nigro, al ricercatore dello Iam di Valenzano (Ba), Franco Valentini, al direttore dell’Osservatorio fitosanitario regionale Franco Guario e al dirigente dello stesso Silvio Schito, al dirigente del Servizio agricoltura della regione Puglia, Giuseppe D’Onghia, al direttore del Centro di ricerca “Basile Caramia” di Locorotondo (Ba), Vito Nicola Savino, a Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale vengono contestati i reati diffusione di una malattia delle piante, falso ideologico, turbativa violenta del possesso di cose immobili in merito all’obbligo delle eradicazioni, violazioni colpose e dolose delle disposizioni, deturpamento o distruzione di bellezze naturali.

Nelle 58 pagine dell’ordinanza le pm ripercorrono l’intera vicenda, a partire dall’anno 2004, analizzando ed evidenziando tutte le anomalie che hanno inquinato l’operato delle parti attive nella vicenda, a livello scientifico e istituzionale. Secondo la procura leccese non ci sarebbe alcuna prova che il batterio della Xylella Fastidiosa sia giunto dalla Costarica, così come non è mai stato dimostrato a livello scientifico che il disseccamento degli alberi sia dovuto esclusivamente alla Xylelle, né che l’eradicazione delle piante sia un sistema efficace per arginare la diffusione della “presunta” malattia. Al contrario, evidenziano gli inquirenti, appaiono alquanto evidenti le ripercussioni nocive dell’utilizzo massiccio di glifosati e pesticidi, prodotti dalla Monsanto, come disposto dal Piano Silletti al fine di impedire la proliferazione degli insetti vettori e la disinfestazione delle aree di intervento delle eradicazioni. Addirittura verbali e multe sono stati notificati a numerosi proprietari terrieri che non hanno ottemperato a tali disposizioni. In attesa delle prime reazioni e delle risposte istituzionali, in ambito regionale, nazionale e comunitario, l’ordinanza sembra restituire dignità a tutte le associazioni, ai movimenti ambientalisti e ai singoli proprietari che in questi anni hanno difeso il territorio e gli ulivi, pagando il loro operato con denunce, minacce e derisioni pubbliche. Se le pm Mignone e Licci dovessero avere ragione saranno in tanti a dover chiedere scusa e a risarcire, per quanto possibile, un patrimonio ambientale deturpato e vilipeso.

Francesco Pezzuto

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