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Milano, 13 giu — Alberto Zangrillo ha deciso di fare incazzare gli oltranzisti della mascherina all’aperto pubblicando su Twitter un selfie en plein air in mezzo al verde, senza indossare dispositivo di protezione individuale. Non pago, ha corredato il tweet di provocatoria didascalia: «Outdoor mode for sane people», modalità all’aria aperta per persone sane di mente. La fotografia ha sollevato il prevedibile vespaio di polemiche che ha visto contrapposti i sostenitori di Zangrillo, contrari alla mascherina all’aperto, e gli ultrà del «fine mascherina: mai».



La battaglia di Zangrillo contro la mascherina all’aperto

La battaglia del direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano contro l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto è cosa nota. E del resto non è l’unico: anche Vittorio Sgarbi si è più volte fatto alfiere di questa causa ribadendo l’inutilità del provvedimento. Perché persino il ministro Speranza lo ha dovuto ammettere: all’aperto ci si contagia più difficilmente rispetto al chiuso.

Mascherina in mezzo ai boschi? Patologia psichiatrica

«Quando sono in montagna su un sentiero in mezzo ai boschi e vedo una persona in lontananza con la mascherina penso che stia sviluppando una patologia psichiatrica», aveva dichiarato senza mezzi termini Zangrillo nel corso di una puntata di L’aria che tira. «Convivere col virus significa comportarsi con intelligenza e avere rispetto e responsabilità nei confronti degli altri. I giovani devono comportarsi con intelligenza, ma mentre parliamo ci sono migliaia di anziani terrorizzati, tramortiti, non escono di casa da 15 mesi. Se vedo una persona da sola sul Lungotevere alle 6 del mattino, mi viene da dire: ‘poveretta’», aveva commentato.  

«Se è sola alle 6 o alle 7 del mattino perché dovrebbe mettere la mascherina? Perché l’ha sentito dire in televisione? Mettiamo la mascherina quando entriamo in farmacia, in banca, al lavoro. Altrimenti, no. E’ la differenza -ha concluso- tra essere un popolo di beoti e un popolo di persone responsabili. Probabilmente facciamo più presa se pensiamo di controllare un gregge di beoti, io mi aspetto molto di più dai miei concittadini».

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Io mascherina mai messa da nessuna parte e continuo… Già due ultrà del fine mascherina mai li ho mandati al pronto soccorso scassati di botte… Ammerdeeeeeee

  2. Il fatto che le mascherine debbano essere portate all’aria aperta anche quando si passeggia da soli, è solo propaganda.
    Rivolta ad aumentare il consumo di mascherine(soprattutto le più economiche chirurgiche, molte di queste prodotte in Cina).
    La stragrande maggioranza non lo ha capito e anche se si è soli in una strada deserta guardano persino male.
    Solo che giorno dopo giorno perdo ogni stima verso i miei simili.

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