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Roma, 21 lug — Lo ha detto un anno fa, è pronto a ripeterlo ora: per Alberto Zangrillo il visur è «clinicamente morto» nei reparti da lui amministrati.



Zangrillo: il virus è clinicamente morto

«Il mio compito di clinico è interpretare la realtà. Il 31 maggio 2020 dissi che il virus era clinicamente inesistente, perché nel mio ospedale da un mese non entrava un paziente da ricoverare per Covid. Oggi ripeterei esattamente la stessa cosa, perché nell’ultima settimana sono arrivati 11 contagiati di cui 8 rimandati a casa e 3 ricoverati per motivi non gravi», spiega a La Stampa il primario di Anestesia e Rianimazione all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano. Non si può certo dire che Zangrillo ami i dietrofront, i mea culpa o cospargersi il capo di cenere: nonostante il mare di critiche ricevute l’anno scorso durante la seconda ondata, quando cioè i contagi avevano subito un’impennata dopo l’estate, è pronto a ribadire quanto osservato nel suo reparto.

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«Nessuno vuole disconoscere la pandemia ma ci sono anche altri malati di cui non bisogna dimenticarsi», avvisa Zangrillo. Per il medico è di fondamentale importanza potenziare il sistema territoriale in vista dell’autunno. «La vera domanda è: a settembre avremo un sistema sanitario in grado di valorizzare i medici di famiglia? Con i pediatri sono la cura più corretta per il Covid», spiega.

Spaventare le persone è diseducativo

Zangrillo torna poi con il suo cavallo di battaglia: la lotta al terrorismo mediatico, a una «infodemia» carica di allarmismi e di narrazioni distorte del contagio. «Hanno portato solo a un clima negativo. Ricordo all’inizio della pandemia, quando alle 18 la Protezione civile snocciolava numeri veri, ma che ripetuti ogni giorno drammatizzavano la situazione. Spaventare le persone non è mai educativo». E oggi, secondo Zangrillo, «non c’è correlazione tra ciò che viene comunicato e quello che accade. Le previsioni, per esempio, sono sempre negative e scoraggiano la popolazione».

I dati dell’Istituto superiore di sanità parlano chiaro: «Negli under 30 lo 0,07% corre il rischio di morte e negli under 40 lo 0,28%. Questo per dire che c’è una grande differenza con chi ha più di 70 anni. Il tasso di letalità negli under 40 è 800 volte più basso che negli over 80».

No all’obbligo di vaccinazione per medici e infermieri

Quanto all’obbligo di vaccinazione per medici, infermieri e altri operatori a contatto con i pazienti, «non sono d’accordo. Penso si debba percorrere con forza il criterio dell’informazione corretta e, qualora ci si trovi di fronte a persone ostinate, è doveroso che vengano presi dei provvedimenti a tutela dei pazienti. Non sono per l’obbligo, perché come dimostra un articolo uscito su Nature è difficile andare oltre l’80% di vaccinati e la restante parte non si convincerà né con l’insistenza né con la forza».

Zangrillo: “Contrario al Green pass”

Zangrillo storce il naso anche di fronte all’introduzione del Green pass all’italiana: «Per me il buon senso e il rispetto valgono più di ogni attestato. Inoltre, mi pare sconveniente caricare della responsabilità dei controlli i gestori delle varie attività». E «con tutto il rispetto non sono d’accordo» neanche con Confindustria «che starebbe pensando di chiedere il Green pass ai lavoratori».

Cristina Gauri

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