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Roma, 18 mag – Addio a Franco Battiato, uno dei più grandi musicisti e artisti italiani. Compositore, cantautore, regista, pittore, maestro indiscusso per decenni della musica còlta tradotta in pop radiofonico, Battiato si è spento a 76 anni nella sua casa siciliana. Era malato da tempo. Autore di alcune delle più celebri canzoni italiane degli ultimi 40 anni, ha incarnato a pieno lo spirito italico della cultura mediterranea ed europea, fondendolo con il rigore matematico dei componimenti classici. Amante di Beethoven, Wagner, Schubert, della lirica, di quel golfo mistico in cui ha attinto per tutta la sua gloriosa carriera. Ma anche attento sperimentatore di musica elettronica e innovatore della forma canzone italiana. Vero maestro del ritornello perfetto, dove l’arte è togliere.

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Morto Franco Battiato, il cordoglio di politica e istituzioni

Il grande musicista siciliano era da tempo lontano dalle scene e si è spento nella sua residenza di Milo. I funerali si terranno in forma privata. Politica e istituzioni si sono unite nel messaggio di cordoglio per la scomparsa. “Ci la lasciato un Maestro. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia una eredità perenne”. E’ il ricordo del ministro della Cultura Dario Franceschini. Il leader della Lega, Matteo Salvini: “Perché sei un essere speciale ed io, avrò cura di te. Una preghiera, un ricordo e una canzone per il grande maestro, Franco”. “L’Italia si inchina alla vita, all’opera di Franco Battiato. A Dio Maestro”. Lo scrive su Facebook la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “‘Seduto sotto un albero a meditare/ mi vedevo immobile danzare con il tempo/come un filo d’erba/che si inchina alla brezza di maggio/ o alle sue intemperie'”. Ci lascia Franco Battiato, un filosofo, un uomo libero che non si è mai piegato alle mode. Riposa in pace Maestro”. Lo scrive su Twitter Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia.

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La carriera e il grande successo degli anni Ottanta

Battiato era nato a Riposto, allora chiamata Ionia (Catania), il 23 marzo 1945. Ha spaziato in lungo e in largo nella musica, toccando vette sia nella forma popolare che in quella sperimentale. Sempre all’avanguardia nei suoni e nelle strutture dei brani, uniti a testi mai banali, che anzi hanno fatto scuola. Tutti conoscono alcune delle strofe delle sue canzoni più famose – da Centro di gravità permanente e Cuccurucucù a E ti vengo a cercare e La cura -, oggi citate da politici e artisti nel ricordare la sua scomparsa. L’ascesa musicale di Battiato iniziò negli anni Settanta a Milano, grazie a un incontro con Giorgio Gaber e Caterina Caselli. Dopo un esordio sperimentale e non rivolto al grande pubblico, negli anni Settanta e Ottanta l’influenza di Battiato iniziò a crescere sempre più a livello nazional-popolare, sino a raggiungere vette epocali con L’era del cinghiale bianco (1979), Patriots (1980), e soprattutto La voce del padrone (1981), uno dei dischi più venduti della musica italiana, con una tracklist zeppa di successi intramontabili. E poi ancora L’arca di Noè (1982), Orizzonti perduti (1983), Mondi lontanissimi (1985), Fisiognomica (1988). Ancora, Come un cammello in una grondaia (1991), L’imboscata (1996), Gommalacca (1998) e altre decine di opere.

La collaborazione con Sgalambro

Agli inizi degli anni Novanta collaborò con il poeta e filosofo Manlio Sgalambro, mentre a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila pubblicò la trilogia di Fleurs, raccolte di cover di brani di musica italiana e internazionale. Il ritiro definitivo dalle scene venne annunciato nell’agosto 2019. L’ultima apparizione pubblica risale al settembre 2017 proprio a Catania, al Teatro greco romano.

Buon viaggio, Franco Battiato. Ora potrai “Cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male/Essere un’immagine divina/Di questa realtà“.

Adolfo Spezzaferro

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