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Roma, 18 mag – Le interrogazioni al ministro dell’Interno sulle manifestazioni di CasaPound potrebbero ormai essere considerate un genere letterario a sé. Si tratta di testi ricorrenti a cadenza quasi fissa, impostati secondo stilemi ben riconoscibili: la citazione di qualche caso di cronaca presentato in modo distorto per fare un po’ di contesto, il richiamo retorico alle «ore più buie della nostra storia», l’appello alla vigilanza e infine la richiesta al Viminale di intervenire, non si capisce bene come. La manifestazione di Cpi in programma per il 29 maggio a Roma non poteva certo fare eccezione.



La lamentatio di Fratoianni 

L’interprete della lamentatio di circostanza è stato stavolta Nicola Fratoianni, che ha deciso di fondare la sua interrogazione sulle solidissime basi di una scorsa distratta a Wikipedia. Qui il parlamentare di Sinistra italiana ha scoperto che due delle parole usate da Cpi per presentare l’evento del 29 maggio, e cioè «sangue e suolo», furono usate anche nella Germania tra il 1933 e il 1945. Apriti cielo: «“Sangue e suolo” è la traduzione italiana di “Blut und Boden” che fu di fatto il fondamento “ideale” della Shoah: il sangue del popolo tedesco che non poteva e non doveva essere “infettato” da razze inferiori. Questa espressione ricorreva spesso nella propaganda nazista, nei discorsi pubblici di Hitler, Himmler e Goebbels». Addirittura. Fratoianni sembra non sapere che i termini sangue e suolo esistevano già in italiano, prima che qualcuno li traducesse dal tedesco e persino prima del nazismo, guarda un po’.

Sangue e suolo, ovvero la base del Risorgimento 

In particolar modo, Fratoianni sembra non sapere che tutto il nostro Risorgimento gronda di riferimenti al sangue e al suolo, con buona pace della sinistra che, pur fra mille dubbi, tentennamenti e crisi di rigetto, di tanto in tanto prova persino a riscoprirsi mazziniana. Già, Giuseppe Mazzini. Non era forse lui che nel suo testo del giugno 1858, Al conte di Cavour, scriveva: «Unità e libertà nazionale non si fondano se non per insurrezione di popolo, per modo collettivo, operoso degli elementi interni, col sangue e col sacrificio degli abitatori del suolo»? E chissà se la tessera ad honorem della Nsdap possiamo darla anche a quel fior di estremista che fu Alessandro Manzoni, che in Marzo 1821 parla di un’Italia «una d’arme, di lingua, d’altare, / di memorie, di sangue e di cor» e poco dopo fa appello proprio al «suolo» e alla «terra»: «O stranieri, nel proprio retaggio / torna Italia, e il suo suolo riprende; / o stranieri, strappate le tende / da una terra che madre non v’è».

Giovanni Berchet, dal canto suo, nelle Fantasie, traccia un analogo perimetro ideale: «Perché ignoti che qui non han padri, / Qui staran come in proprio retaggio? / Una terra, un costume, un linguaggio / Dio lor anco non diede a fruir?». Ha diritto a stare qui, su questa terra, chi ha qui i suoi padri, cioè il suo sangue. In Cuore di Edmondo De Amicis, poi, il padre di Enrico Bottini spiega così al figlio che cosa sia l’amor patrio: «Poiché il racconto del Tamburino t’ha scosso il cuore ti doveva esser facile, questa mattina, far bene il componimento d’esame: Perché amate l’Italia? Perché amo l’Italia? Non ti si son presentate subito cento risposte? Io amo l’Italia perché mia madre è italiana, perché il sangue che mi scorre nelle vene è italiano, perché è italiana la terra dove son sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera, perché la città dove sono nato, la lingua che parlo, i libri che m’educano, perché mio fratello, mia sorella, i miei compagni, e il grande popolo in mezzo a cui vivo, e la bella natura che mi circonda, e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro, è italiano». E da Cuore ad Auschwitz, si sa, non c’è che un passo.

Adriano Scianca

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