Roma, 4 nov – Cosa avrebbe pensato Ezra Pound del populismo? E dell’Unione europea? Cosa pensava il poeta dell’immigrazione, del carcere, del sesso? Qual è il suo vero rapporto con il fascismo? E cosa pensava del comunismo? Quali rapporti intrattenne con l’estrema destra americana? Questi e molti altri interrogativi sono alla base di Ezra fa surf, il saggio di Adriano Scianca uscito nel 2013 e che oggi arriva di nuovo nelle librerie in un’edizione rivista e ampliata. La nuova edizione, pubblicata da Altaforte (e che verrà presentato venerdì 15 novembre alle 19.00, nella libreria Altaforte di via Manfredi 124, a Piacenza), arriva in un momento di stanca, per gli studi poundiani. Come l’autore stesso ricorda nella nuova introduzione, sono i custodi stessi dell’ortodossia poundiana a lamentarsi di quanto poco siano letti (e comprati) i saggi di e sul poeta americano.

E non manca, a tal proposito, un’annotazione tagliente a proposito della cultura ufficiale che, in questi anni, si è occupata più del pedigree ideologico dei lettori di Pound che non di allargarne il numero. Trasparente il riferimento alla lunga querelle tra Mary de Rachewiltz, figlia e vestale indiscussa del poundismo, e CasaPound, poi risoltasi con una sentenza che ha definitivamente riconosciuto il diritto del movimento a chiamarsi in questo modo. Ma sarebbe un errore liquidare Ezra fa surf come mera operazione ad usum delphini.

Le idee economiche di Pound

Il saggio, in realtà, spazia su vari aspetti dello sterminato universo culturale poundiano. A cominciare, ovviamente, dalle sue idee economiche, confrontate con la crisi economica di dieci anni fa e con le sue conseguenze visibili ancora oggi. Non c’è, nel libro, l’esposizione dogmatica di un “catechismo economico” poundiano, bensì il graduale disvelamento della centralità delle idee poundiane alla luce delle problematiche sistemiche emerse proprio con la grande crisi del 2008.

Una per tutte: la tematica della creazione del denaro ex nihilo da parte del sistema bancario. Malgrado la fama di “fissato” che si fece Pound in ordine alle sue tesi monetarie, del resto, giova ricordare – e il libro lo fa – che lo stesso poeta intendeva proporre alle autorità del tempo stimoli, suggestioni, idee, direzioni, più che una ricetta bella e pronta da applicare. Bisogna conoscere, diceva, le idee di Gesell o Douglas, per poi magare andare oltre, per fare di più e di meglio, ma non le si può ignorare. Ma non c’è solo economia, in Ezra fa surf. 

Il rapporto di Pound con il fascismo

Nel libro si fa ovviamente il punto sulla spinosa questione del suo rapporto con il fascismo, smontando pezzo per pezzo le tesi di coloro che vorrebbero “salvare” il poeta ma “condannare” il fascista, operazione di fatto impossibile. Ma, a tal proposito, merita di essere letto il capitolo interamente nuovo sui rapporti tra Pound e la destra radicale americana ai tempi della reclusione al St. Elizabeths: una pagina della biografia poundiana piuttosto significativa, ma anche imbarazzante per gli “addomesticatori” del poundismo. Insomma, la storia della cultura è come sempre più complicata delle favolette politicamente corrette. E certi libri ci aiutano a tenerlo a mente.

Giorgio Nigra

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