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Milano, 2 lug – Un’Africa intrisa del sangue delle guerre civili, decisamente diversa da quella romanzata e romantica di cui straripa il filone hollywoodiano, o da quella povera ma solidale immaginata dai volontari delle Ong. Questo mette in scena Teatrino Africano – racconti attorno al fuoco di un bivacco a firma di Giancarlo Coccia. Inviato e reporter di guerra, Coccia conosce fin troppo bene quel continente crudo, violento, a tratti impenetrabile dove, come su un palcoscenico, si muovono, attori loro malgrado, Kuki Gallmann, di Robert Ruak, Almerigo Grilz o, ancora, Matzangainisse, i servizi segreti stranieri e tanti altri.

Il quarto libro di Giancarlo Coccia

Nato in Italia da una famiglia di salde tradizioni diplomatiche e militari, Giancarlo Coccia è giornalista, inviato di guerra e corrispondente estero per diversi quotidiani italiani ed europei. Da ormai 30 anni segue con particolare attenzione i conflitti del continente africano e dal 1973 vive stabilmente in Sudafrica. Ha già pubblicato tre libri-reportage (La puntura dello scorpione, Operazione Greengrocer e La caduta dello scorpione.

Ora in Teatrino Africano edito da Altaforte, Coccia sceglie un taglio più autobiografico. Tante storie, un unico filo rosso a legarle: quello dell’Africa mai raccontata che non lascia spazio ad anime candide e tenere avventure ma che colpisce come un pugno in pieno stomaco anche chi, da innamorato, ne ha fatto luogo e missione di vita. In uscita il 15 luglio 2020 e con prefazione di Gian Micalessin.

Giuliano Lebelli

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