Roma, 30 dic – Compito degli intellettuali è seminare dubbi, non spargere (semi)verità. Non sappiamo se sia possibile definire Camillo Langone un intellettuale (giornalista, scrittore, esperto d’arte, esperto di vini, esperto di cibo, cultore dell’estremismo), di certo lui, però, sa esercitare quell’arte oramai in disuso consistente nel cantare fuori dal coro. E ogni agglomerato umano ha un costante bisogno vitale del soldato che marcia nel senso opposto rispetto al gruppo. Il motivo è già stato identificato: seminare dubbi, porre domande, insinuare contraddizioni. Adesso siamo stati noi a porre domande a lui nella speranza di ricevere risposte soddisfacenti. O dubbi ancor più affascinanti.

L’arte ci sta salvando e ci salverà dal periodo disastroso in atto?

“L’arte non salverà noi, eventualmente salverà me, salverà te, salverà lei, salverà lui… Il ritratto, la forma d’arte più salvifica specie se nel genere del dipinto a olio, ci sottrae a questo tempo miserabile però singolarmente, uno per uno: non per nazioni, non per generazioni…”

L’arte è mai stata rivoluzionaria? Se sì, ancora oggi è possibile?

“Un’arte sedicente rivoluzionaria è ancella di idee extra-artistiche, anzi anti-artistiche. E’ propaganda ed è subito abietta ed è presto obsoleta. L’arte che preferisco è semmai reazionaria, reazione alla rivoluzione permanente scatenata da un potere che deve sempre escogitare nuove forme di oppressione dell’individuo: ai tempi del giacobinismo, del nazionalismo, del comunismo, del fascismo, e in questo tempo di covidismo, di ambientalismo… Per me l’arte è resistenza umana, resistenza dell’umano alla tecnica, resistenza della persona alla massa, resistenza del vivente alla morte”.

Tramite l’arte si possono esprimere idee che attualmente è vietato riportare in un libro o in un articolo di giornale?

“Tu ne sei evidentemente consapevole ma credo sia utile far sapere all’amico lettore che oggi è vietato riportare quasi tutto, non solo quasi tutte le idee ma anche quasi tutte le realtà. Sia nei libri sia negli articoli sia nei quadri. Montale disse di vivere al cinque per cento, io invece scrivo al cinque per cento: scrivo il cinque per cento di ciò che penso, il cinque per cento di ciò che conosco, il cinque per cento di ciò che vivo. L’arte figurativa non gode di particolari privilegi, anzi: per un capezzolo che prima di internet non avrebbe scandalizzato nessuno oggi un artista rischia il bando dai social. Per questo vorrei organizzare la Mostra dei Censurati, una mostra dedicata ai pittori repressi dalle piattaforme, ho qui un elenco che continua ad allungarsi: Riccardo Mannelli, il più censurato di tutti, artista esploso nei libertari anni Settanta e dunque bersaglio perfetto nei moralistici anni Venti, e poi Pierluca Cetera, Francesco De Grandi, Roberto Ferri, Daniele Galliano, Giovanni Iudice, Federico Lombardo, Giovanni Manzoni Piazzalunga, Jara Marzulli, Michele Moro, Silvia Paci, Nicola Verlato, Daniele Vezzani…”

Chi è Camillo Langone? 

“Uno scrittore che cerca, attraverso la scrittura e attraverso l’arte che promuove, di salvarsi e di salvare”.

Se tu non fossi chi dici di essere nella risposta alla domanda sopra, chi credi che saresti?

“Non riesco a immaginarmi molto altro da ciò che sono, è senz’altro un limite ma io credo nei limiti”.

Sei impegnato nella scoperta di nuovi eccellenti pittori. Perché fai quello che fai?

“Un demone mi agita”.

Lorenzo Zuppini

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1 commento

  1. Di social ce ne sono anche altri oltre a quelli dei colossi del web e della censura. Una sorta di Twitter/Facebook open source è Mastodon. Oppure si possono usare i canali Telegram. Di questi tempi non penso sia difficile riuscire ad essere seguiti da un numero consistente di persone: la maggior parte di noi è stufa di non avere luoghi di confronto, informazione e intrattenimento dove scambiarsi liberamente idee non allineate, o politicamente scorrette, ma non per questo meno valide. A conferma di questa tendenza, ricordo l’exploit di utenti ottenuti da Telegram qualche mese fa, alla notizia dell’ennesimo aggiornamento delle condizioni di utilizzo e privacy che WhatsApp chiedeva di accettare. Insomma quando la libertà viene limitata, cerca sempre nuove strade e mezzi per essere esercitata.

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