Nemico alle porte o straniero in casa? La Russia affascina alcuni per la sua alterità rispetto al mondo europeo-occidentale, spaventa altri come soggetto ostile. E la guerra divampata nell’Est è destinata a potenziare le antitesi.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2022

Lo spirito della Russia e la letteratura

Che i russi, non solo per uno stereotipo letterario, agiscano secondo dinamiche diverse da quelle dell’europeo o dell’occidentale sembra confermarlo la vita dei due principali esponenti della loro cultura. Si pensi a Dostoevskij, un autore di cui si è parlato anche sui social nelle scorse settimane per effetto di una puerile censura universitaria. Il giovane Fëdor si accosta agli ambienti liberali che nell’Ottocento combattevano l’autoritarismo dello zar. Per quella semplice vicinanza subisce la feroce repressione del regime ed è condannato a morte. Il giorno della sentenza viene graziato, ma i carcerieri – probabilmente per un meccanismo convenuto – inscenano una finta esecuzione spingendosi sadicamente fino a un attimo prima della fucilazione. A quel punto il macabro spettacolo si ferma e la pena viene commutata ai più lievi… lavori forzati in Siberia. Per tutto il resto della sua vita Dostoevskij soffrirà di crisi epilettiche per lo choc subito; ciò nonostante, col passare del tempo, diventerà sempre più conservatore, finendo col giustificare – secondo dinamiche incomprensibili a una logica liberale – il sistema autoritario russo. 

Enigmatica e mistica – per stereotipo letterario, ma forse non solo – l’anima della Russia. Si consideri la fine dell’altro grande romanziere, Lev Tolstoj. Per tutta la sua vita Tolstoj aveva cercato di realizzare la sua utopia evangelica attraverso una sorta di comune pedagogica, ma giunge alla fine della sua vita insoddisfatto come un Faust delle steppe, e a 82 anni decide di abbandonare casa e famiglia per dedicarsi a una vita integralmente cristiana. Fa poca strada e viene raccolto quasi congelato a una stazione ferroviaria, affetto da una polmonite che lo porterà alla morte… Forse ben pochi russi oggi sono così: capaci di innamorarsi di un regime che fu carnefice come Fëdor o votarsi in maniera tragica – forse anche un po’ comica – come Lev a un ideale religioso assoluto. Ma questi impulsi compongono le «memorie del sottosuolo» russo.

I cicli delle civiltà

Vi sono due autori tedeschi che hanno studiato il succedersi delle forme di civiltà e, da punti di vista molto differenti, hanno articolato il concetto secondo cui il futuro potrebbe riservare un ruolo speciale alla terra russa: sono Oswald Spengler e Rudolf Steiner. Partono entrambi da Goethe, dalla sua capacità di cogliere forme e metamorfosi nel mondo sensibile. Ma mentre Spengler sviluppa un denso pensiero analitico, Steiner partecipa a quella singolare stagione teosofica, in senso lato, che caratterizzò la Belle époque.

Per Spengler le civiltà che si succedono nella storia sono organismi in sé conchiusi, anche un po’ «autistici». Alla civiltà egizia proiettata verso l’aldilà e l’eternità, segue la civiltà greco-romana che Spengler definisce «apollinea», tesa a cogliere l’elemento della giusta forma, del limes, della misura (ovviamente stiamo semplificando il discorso). La civiltà che si sviluppa dopo la caduta dell’Impero romano è definita da Spengler «faustiana» per la sua ansia di infinito: si confronti il tempio greco che è forma perfetta in sé conchiusa con la cattedrale gotica che si proietta verso il cielo.

Questa civiltà faustiana, dopo la scoperta dell’America, si proietta verso l’Occidente e il dominio americano legato alla potenza della tecnica ne rappresenta la fase tarda di «civilizzazione». A questa seguirà in futuro la civiltà russa, il cui paesaggio dell’anima è rappresentato dall’immensa distesa di terra a cui corrisponde una sorta di sentimento orizzontale, ovvero l’idea di un abbraccio comunitario che congiunge fortemente tutti coloro che vivono su quella terra. E tuttavia Spengler indica un esordio ancora lontano per questa nuova forma di civiltà: intercorre un secolo buono prima di quel Tramonto dell’Occidente a cui è intitolata la sua opera massima. 

La Russia da Spengler a Steiner

A differenza di Spengler, per Steiner le civiltà sono concatenate. Ognuna di essa genera un arricchimento dell’anima che poi si trasferisce alla civiltà successiva, per cui la civiltà greco-romana sviluppa l’anima razionale (attraverso le forme del logos greco e del diritto romano). Al nuovo mondo che si schiude con la Wanderung germanica appartiene l’anima cosciente: un tipo umano più individualizzato che si volge a comprendere il mondo e ad agire con pensiero autonomo. Anche per Steiner, a questa realtà strettamente legata alla materia e alla macchina seguirà un nuovo organismo storico più spiritualizzato. Ma ciò avverrà a est dell’Elba in epoche ancora più futuribili (3500 dopo Cristo!).

Quando non si avventurava con l’immaginazione in lontananze cosmico-storiche, Steiner esprimeva giudizi netti sul presente: fu durissimo nei confronti del comunismo (così come nei confronti del nazionalismo esasperato sorto negli anni della Repubblica di Weimar). Un discepolo di Steiner di origine lituana, Valentin Tomberg, in anni in cui si considerava irremovibile la presenza del socialismo reale nell’Est Europa, pronosticava l’inevitabile collasso interno del comunismo, e nello stesso tempo prevedeva il ruolo, imponente e problematico, che avrebbe assunto la Cina.

Asceti e carnefici

Un altro discepolo di origine russa, Sergej Prokofiev, divenuto presidente della Società antroposofica fondata da Steiner, sottolinea che il primo seme della Russia germogliò a Kiev e nelle…

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