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Roma, 7 mag – Sarà, presto o tardi, tempo di bilancio anche per loro. Per le orripilanti sinistre fucsia e arcobaleno, traditrici di Marx e delle istanze della classe lavoratrici, nonché zelanti servitrici del capitale globalista e della sua classe. Le abbiamo viste elogiare Soros il “filantropo” e cantare “bella ciao” contro chi si oppone alla dittatura dei mercati e della Ue. Le abbiamo viste appoggiare appieno, con ebete letizia, il liberismo e il suo neocannibalismo della openness falsamente umanitaria. Le abbiamo viste, ancora, mettere in congedo categorie fondamentali come la lotta all’imperialismo e l’alienazione, la lotta al classismo e la lotta per una società di individualità comunitarie egualmente libere.



Hanno ucciso la loro storia, e l’hanno fatto in modo comico: con l’arcobaleno, ludico simbolo che segna l’abbandono della falce e del martello e che solo nasconde il grigio della subcivilità dei mercati. Le abbiamo anche – come se non bastasse – viste che fingevano di non conoscere Giulietto Chiesa nel giorno della sua scomparsa. O addirittura, in alcuni casi, che addirittura lo ingiuriavano post mortem. Perché Giulietto Chiesa era insopportabile per loro: con la sua esistenza coerente, egli mostrava la loro falsità.

Sempre e per sempre dalla stessa parte non mi troverai

Pensavamo di averle viste tutte. Ma non era così. Mancava l’apice. Che è arrivato ora. Le sinistre fucsia amiche dei mercati e nemiche dei lavoratori sono ora dalla stessa parte della barricata del cavalier Berlusconi: sì al Mes e alla Ue, no alle sovranità democratiche nazionali, giudicate pericolose e totalitarie (ecco lo stratagemma per spiegare la propria adesione al totalitarismo liberal dei mercati). Per vent’anni, le sinistre hanno cavalcato l’onda dell’antiberlusconismo: con il solo scopo di nascondere dietro la critica della persona di Berlusconi la propria adesione al sistema del capitale (come se la contraddizione fosse Berlusconi e non il sistema del fanatismo economico).

Come disse Preve, peggio del berlusconismo v’è solo l’antiberlusconismo. E ora le due componenti si sono ricongiunte, per lottare insieme per i mercati e per il globalcapitalismo. Tutto ciò farebbe ridere, se non facesse piangere. Avventure della dialettica, direbbe Merleau-Ponty. Distruzione della ragione, direbbe Lukács. Ma tant’è. Il berlusconismo, proprio come l’antiberlusconismo, rivelano qui al massimo grado la propria essenza: la propria essenza di traghettatori, rispettivamente, della sinistra rossa verso la sinistra fucsia e della destra nera vero la destra bluette. La sinistra rossa e la destra nera erano, per ragioni diverse, incompatibili con il mercato assoluto: che, per imporsi, deve neutralizzare entrambe.

L’alternanza senza alternativa

E lo fa trasformando la sinistra rossa in sinistra fucsia-arcobaleno e cosmopolitica dei diritti cosmetici che nemmeno nominano la contraddizione di classe. E, insieme, trasformando la destra nera – che lo scrivente conosce meno, provenendo dall’altra parte – in destra bluette, liberal, delle privatizzazioni e dei mercati, della finanza e dell’apertura. Si produce così l’alternanza senza alternativa: che vinca la destra bluette del berlusconismo o la sinistra fucsia dell’antiberlusconismo (che ora, di fatto, è divenuta perfino berlusconiana!), vince il partito unico del capitale, dei mercati e del fanatismo economico. Ora, se non altro, l’inganno è svelato a tutti, anche a chi prima non lo capiva: destra e sinistra sono diventate sfumature del medesimo. Ed è per questo che debbono essere abbandonate o, direbbe Hegel, “aufgehoben”, superate in una sintesi nuova e superiore.

Diego Fusaro

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