tn1_Calvary_Movie_Wallpaper_3_ahfjbMilano, 23 mag – Certi film entrano nelle sale italiane in punta di piedi, e rischiano di uscirne allo stesso modo se non vi si pone la giusta attenzione: è in programmazione in questi giorni Calvario (titolo originale Calvary), del regista e sceneggiatore irlandese John Michael McDonagh.

Brendan Gleeson – la versione europea del Philip Seymour Hoffman de Il Dubbio – è Padre James, parroco di un piccolo villaggio irlandese in cerca di redenzione dalla passata vita di marito, padre ed alcolista. Il suo “gregge”, una piccola mostra delle atrocità: c’è il (simpatico) ricco aristocratico misantropo, il barista acido, il medico sadico, una moglie appassionata di filching e la figlia con tendenze suicide dello stesso prete, ereditata dalla vita precedente all’abito talare. A far scoppiare la scintilla, la sequenza di apertura: una voce ignota in camera caritatis svela al pastore di aver subito anni di stupri da un altro prete, e condanna a morte per vendetta trasversale Padre James, con esecuzione in pubblica spiaggia da lì a sette giorni. Sarà una settimana di inquietudine, in cui l’ottimo protagonista si trasformerà da guida spirituale a sfogatoio delle frustrazioni e della violenza che ciascuno dei parrocchiani porta con se, nonchè vittima più o meno sacrificale del proprio nichilismo e della propria ira. Fino ad arrivare al settimo giorno, con un epilogo da “urlo”.

Premiato nella sezione Panorama alla Berlinale 2014, ivi descritto come un “thriller irlandese”, in realtà il film è una commedia che gronda black humour, con dialoghi al fulmicotone capaci di tener fuori dalla porta qualsiasi forma di giudizio strettamente morale. Ma che come nelle grandi pellicole, porta con se tanto di più: esplosioni di violenza, disperazione, vita, morte e pietà. Umana, non celeste. Perdono terreno di fronte a sofferenze autoimposte e non.

Ovviamente il tema di fondo, quello della pedofilia clericale, è quanto di più scottante possa esserci nella patria del trifoglio, stranamente ad oggi dimenticata dal tour internazionale della pop(e) star Bergoglio: secondo un’indagine della magistratura locale ammonterebbero a circa trentamila gli abusi subiti da bambini ed adolescenti compiuti da oltre mille religiosi, tra il 1995 ed il 2011. E basterà ricordare il gesto eclatante della cantautrice “verde” Sinéad O’Connor – che nel 1992, in polemica con l’altra pop(e) star Giovanni Paolo II proprio sul tema della pedofilia, strappava in diretta televisiva una sua foto dichiarando “Fight the real enemy” (combatti il vero nemico, ndr) – per comprendere l’importanza del tema in Irlanda.

Tenendo ciò presente, il regista – alla seconda opera per il grande schermo – riesce a dosare con il giusto equilibrio di leggerenza e realismo il tema, arrivando la dove un film puramente “drammatico” probabilmente non sarebbe riuscito ad arrivare. Di fronte a tanto sforzo e impegno, è forse giusto voltarsi dall’altra parte? A Dio piacendo, no!

Davide Trovato

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