Roma, 19 feb — Mentre incombe il dramma di un conflitto tra Ucraina e Russia, con una crescente tensione che va dipanandosi lungo la linea di confine e nel cuore delle aree contese — come quella del Donbass — la comunicazione istituzionale del Presidente americano Biden si fa, se possibile, ancora più confusionaria e maldestra, rischiando di accelerare lo scontro anziché disinnescarlo.

Dice Biden, cinguettando su Twitter, «Stiamo denunciando i piani russi. Non perché vogliamo un conflitto ma perché stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per togliere ogni motivo che la Russia può addurre per giustificare l’invasione dell’Ucraina». Poco oltre sente l’esigenza di aggiungere, «Se la Russia persegue i suoi piani, sarà responsabile di una catastrofica e inutile guerra per scelta». La realtà dei fatti è che fino ad oggi si è registrata un’escalation di informazioni, spesso piuttosto grottesche, come quella che avrebbe saputo indicare l’attacco russo per il 16 febbraio scorso, con tanto non solo di data ma anche di orario: notizia rivelatasi palesemente falsa ma che ha gettato nel panico milioni di cittadini europei e ucraini, nella messianica attesa di una invasione che poi non c’è materialmente stata.

Fonti della difesa americana hanno prima denunciato massicci spostamenti di truppe russe lungo i confini, impegnate in esercitazioni che si sarebbero potute trasformare, sempre secondo l’intelligence stelle e strisce, nelle fasi precedenti l’invasione del territorio ucraino. Nonostante quelle truppe siano state richiamate, oggi tornerebbero ad ammassarsi nuovamente. Sempre secondo gli analisti americani, oltre il 40% delle forze russe schierate al confine con l’Ucraina sarebbero in posizione di attacco e Mosca avrebbe intrapreso, oltre ad una campagna di autentica cyber-war, con seriali attacchi informatici contro le infrastrutture digitali ucraine, anche una opera di disinformazione e di destabilizzazione mediatica.

Kiev denuncia la morte di un soldato 

E in questa poco rassicurante cornice, che gioca in maniera ambigua soffiando sul fuoco di una escalation, c’è la guerra sporca condotta sul campo, per interposta persona. Gli scontri armati tra milizie contrapposte — lealisti ucraini contro separatisti filo-russi nella martoriata terra del Donbass — vanno aumentando di intensità. Proprio in queste ore, fonti di Kiev denunciano l’uccisione di un proprio soldato a causa di un colpo di artiglieria sparato dalle milizie filo-russe. L’uomo sarebbe rimasto colpito dalla scheggia di un colpo di cannone. Fonti della difesa ucraina hanno inoltre lamentato ben 12 violazioni del cessate il fuoco da parte delle milizie filo-russe, che finiscono per aggiungersi ad altre 66 violazioni precedenti.

L’Ue si prepara a un’ondata di profughi

Nel quadro generale della destabilizzazione e del terrore, si attesta inevitabilmente forte movimento di profughi: vengono segnalate code chilometriche di civili che cercano disperatamente di allontanarsi dalle linee confinarie le quali diventerebbero, in caso di guerra aperta, la linea del fronte. Treni colmi di rifugiati, in una tragica riedizione delle pagine più buie della storia, riprendono a muoversi; uno di essi, con 1000 persone a bordo, è giunto nell’area di Rostov, in Russia, proveniente dal Donbass. Code di bus stracarichi di profughi si dirigono lontano dal potenziale teatro di guerra. L’Unione europea segue con preoccupazione gli sviluppi e sa perfettamente che in caso di conflitto l’Unione dovrà fare fronte a milioni di profughi in fuga.

Pasechnik mobilita i riservisti

Nella balcanizzazione sempre più confusa del quadro politico e militare, non potevano mancare le fughe in avanti; il leader dell’autoproclamata Repubblica popolare di Luhansk Leonid Pasechnik, stando all’agenzia russia TASS, avrebbe addirittura proclamato la mobilitazione generale dei riservisti in vista della imminente guerra. Il fermento bellico e di guerriglia non lascia però in secondo piano i tentativi diplomatici, per cercare di porre le basi di una de-escalation. Nella giornata di oggi il presidente russo Putin sentirà al telefono il suo omologo francese, Macron; la telefonata fa seguito al recente incontro tenuto di persona. Oggetto del colloquio, chiaramente, la delicatissima situazione in Donbass e al confine tra Russia e Ucraina, al fine di dare piena attuazione agli accordi di Minsk e di trovare una via di uscita diplomatica, soluzione che vede Macron particolarmente attivo. Un importante incontro che vedrà coinvolti direttamente i due maggiori giocatori della vicenda, Russia e USA, si terrà il 23 febbraio, tra il Ministro degli esteri russo Lavrov e il segretario di Stato A. Blinken.

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è atteso in Germania per la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Qui, Zelensky dovrebbe incontrare vari leader occidentali, tra i quali la vicepresidente Usa, Kamala Harris. La scelta della località dove tenere la Conferenza, va detto, evoca un precedente storico che non ebbe grande fortuna.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Facciamo uno scambio.
    Voi ci date Biden e noi vi diamo Ricciardi.
    Ma che ce ne facciamo di Biden?
    Niente. Ma se ne sono liberati.
    Ma che se ne fanno di Ricciardi?
    Niente. Ma ce ne possiamo liberare.

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